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LETTURE/ "Amalassunta", in un bel quadro c'è sempre il mondo intero

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Osvaldo Licini, Amalassunta (particolare, 1955) (Immagine dal web)  Osvaldo Licini, Amalassunta (particolare, 1955) (Immagine dal web)

E così le altre tappe della vita di Licini si rivelano ad Antonio attraverso una serie di epifanie: il periodo parigino, in cui conobbe Modigliani, la Grande Guerra, da cui tornò con una gamba offesa, l'amore per Nanny Hellstrom, la moglie svedese, svedese e protestante, sposata, con grande scandalo dei compaesani, senza rito cattolico; e poi gli anni dell'operosa ricerca pittorica e artistica nella quiete di Montevidone, quando, anche volendo regalare un quadro dei suoi ritratti, Licini si sentiva opporre un garbato e insieme imbarazzato rifiuto, perché nelle piccole case contadine una tela era un oggetto strano, estraneo, per il quale nemmeno c'era posto: il tutto sopportato senza livore, senza incattivirsi, ma, al contrario, affinando ancora di più una ricerca pittorica diventata il suo marchio inconfondibile.  

Questa mescolanza di racconto calato nella contemporaneità, duplice romanzo di formazione, ricerca storico-biografica e sogno fanno dell'Amalassunta un romanzo speciale, unico nel suo genere, la cui lettura soddisfa l'intelligenza e il cuore.



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