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UMBERTO ECO E' MORTO/ Quel "sospetto" verso l'accadere della bellezza

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Umberto Eco (1932-2016) (Infophoto)  Umberto Eco (1932-2016) (Infophoto)

Curiosa diffidenza in un intellettuale che ha dedicato all'estetica energie ingenti, muovendo in quel settore i primi passi in compagnia di Tommaso d'Aquino. Uno dei primi allori di Eco, giovane indagatore dell'età di mezzo, fu appunto dovuto alla sua felice rivendicazione del pensiero estetico di Tommaso, che una miope tradizione di studi riteneva fragile o addirittura insussistente. E diversi altri meriti Eco doveva maturare nelle successive ricerche sull'arte del medioevo e della modernità, a contatto coi capolavori del passato e con le più aggiornate sperimentazioni contemporanee. Quella provocazione, evidentemente, non lo lasciava in pace.

Chi si trovi a sfogliare il volumetto che raccoglie il dialogo epistolare tra Eco e il cardinal Martini, In cosa crede chi non crede, registrerà, all'interno delle lettere di Eco, un attrito singolare. Da una parte, Eco attesta la nobiltà del messaggio filosofico di Spinoza, col suo Dio né trascendente né personale, grande e unica sostanza cosmica, destinata ad assorbire ogni individuo; dall'altra, lascia emergere un'esigenza che muove in una direzione ben diversa. «Noi (così come non riusciamo a vivere senza mangiare o senza dormire) non riusciamo a capire chi siamo senza lo sguardo e la risposta dell'altro. E si potrebbe morire o impazzire se si vivesse in una comunità in cui sistematicamente tutti avessero deciso di non guardarci mai e di comportarsi come se non esistessimo». Tra il bisogno dello sguardo e la rassegnazione alla sua temuta menzogna o precarietà si è giocata una fetta sostanziosa dell'attività intensa e poliedrica di Umberto Eco; con cui abbiamo solo cominciato a fare i conti. 



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