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DDL CIRINNA'/ Maschio e femmina? Come l'uva per il vino

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E. Murillo, Sacra Famiglia dell'Uccellino (particolare, 1650) (Immagine dal web)  E. Murillo, Sacra Famiglia dell'Uccellino (particolare, 1650) (Immagine dal web)

DDL CIRINNA'. L'idea di giornalismo freudiano è venuta a Giacomo B. Contri alcuni decenni fa, quando il primo traduttore di Lacan in Italia, medico e psicoanalista tra i più rinomati in Europa, si è messo a praticarlo per alcune riviste e dal novembre 2006 quotidianamente, postando alcune migliaia di pezzi brevi sul periodico on line Think!

In questi giorni Contri ha seguito con "attenzione fluttuante", quella tipica di uno psicoanalista in seduta, le cronache relative alle unioni civili e ai suoi risvolti, con la buona volontà di chi prova a farsi un'idea personale su questa smania di famiglia e matrimonio (figli inclusi) che promana dagli avversari di sempre, illudendo i sostenitori degli assetti tradizionali di essere a posto così. Ma non era in crisi la famiglia? E il matrimonio non era la tomba dell'amore? Com'è che nonostante il picco negativo dei matrimoni, il crollo delle nascite, la moda dei single a tutti i costi, delle convivenze prudenziali, del poliamore e altre trovate più o meno goliardiche, ora i figli tutti li vogliono? Provocatoriamente Contri ha postato in un pezzo dal titolo "San Gay" subito dopo i risultati del referendum che ha sancito il matrimonio gay in Irlanda. L'idea è che se il senso di una confessione come quella cattolica si riassumesse nel sostegno ai valori che la famiglia rappresenta, allora ben vengano le forze fresche gay a rinforzo di quelle più logore etero. 

Cultore del coniugio come società tra soggetti a partire dalla preferenza per la relazione uomo & donna considerata emblematica, Contri parte col domandarsi quanti coniugi veramente lo siano, se basti per esserlo fare coppia, o se invece il semplice fare coppia non vada in ultimo ricondotto ad una forma mite di stalking, dove l'uno si fa (nel tempo) ostacolo per l'altro: una siepe, come direbbe Leopardi, "che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude". Coerente con la massima evangelica — e non metafisica — per la quale l'albero si giudica dai frutti, Contri si chiede, non da oggi, da cosa si potrebbe capire il coniugio. Ovvero quali siano da considerarsi come suoi frutti, se valga considerare i figli come frutti del coniugio, punto su quale si è odiernamente fissata l'invidia gay, o se non se ne debbano indicare degli altri come cifra della creatività dei coniugi aperta al bene comune. I figli, rincara Contri, non sono frutti, ma soggetti competenti, anche nel giudicare del buon andamento (o meno) dell' "impresa" familiare.

"Quel superato di un Freud" lo ricorda spesso che il figlio può essere (nevroticamente) pensato come risarcimento. Che si tratti di una compensazione fallica o meno, si tratterà comunque di qualcuno che anziché essere chiamato a partecipare ai beni che i suoi maggiori si adoperano a produrre in modo non avaro, sarà invece "concepito" come uno chiamato a far quadrare il loro magro bilancio. 



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