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LETTURE/ Cantone, il "complotto" e i nemici della Repubblica

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Via dei Gergofili a Firenze dopo l'attentato del 26-27 maggio 1993 (Foto dal web)  Via dei Gergofili a Firenze dopo l'attentato del 26-27 maggio 1993 (Foto dal web)

Quando sono deboli le sentenze o le prove raccolte nelle indagini, si ricorre all'evocazione di una regia internazionale o addirittura si parla di un complotto.

Se ne coglie un segno in quanto ha dichiarato Raffaele Cantone l'altro ieri a Firenze. Una mano straniera, dunque una cospirazione, sarebbe dietro il delitto del giudice di Palermo Paolo Borsellino. Venne colpito proprio quando la mafia era sotto forte pressione, e aveva interesse a lasciare il primo piano, la scena. Fu una sorta di omicidio-suicidio.

Corrisponde a questo stesso schema il sospetto che la strage dei Gergofili a Firenze abbia dietro non un uomo intelligente ma ignorante come Totò Riina, ma un'entità straniera. Sulla carneficina di Bologna, platealmente per Cantone manca il movente.

Vladimiro Satta, nel migliore studio sugli anni di piombo, ha ragione a dire che lo Stato ha vinto sconfiggendo I nemici della Repubblica (è il titolo del suo importante saggio appena pubblicato da Rizzoli), cioè l'estremismo di destra e di sinistra. Lo stesso bilancio si può fare per quanto concerne la lotta contro la mafia.

Ma queste vittorie hanno avuto un prezzo elevatissimo. Sono state ottenute attraverso un'amministrazione della giustizia che agisce spesso con gli occhi bendati o per partito preso. Il silenzio o la non collaborazione dei servizi segreti (sottoposti a vincoli di dipendenza dal potere politico quasi unici nel mondo degli Stati liberaldemocratici)  sono quasi una regola. Esistono sproporzioni tra l'entità dei danni commessi e le azioni dei responsabili che balzano agli occhi e non trovano giustificazione alcuna.

Nell'estate 1992 lo Stato disponeva di tutti i mezzi per battere la mafia. A cominciare da quelli legali, cioè la normativa sul regime del carcere duro, il cosiddetto 41bis, introdotto dal  ministro della Giustizia amicissimo di Giovanni Falcone, Claudio Martelli. Fu lui, cioè il governo Andreotti, ad estenderlo dai brigatisti rossi ai boss corleonesi.

Come mai dal governo Amato (cioè il ministro Giovanni Conso, i dirigenti dei Ros, come Mario Mori, i ministri Mannino e Mancino, il capo della polizia Parisi eccetera) venne avviato un lungo negoziato, ricercate intese, scambi, con la criminalità di Riina e Provenzano? 

E' vero, grazie alle cosiddette trattative (sintetizzate nel papello di Riina e Ciancimino) finiscono le stragi e gli attacchi distruttivi delle opere d'arte. Ma  il prezzo fu elevatissimo, e pesa ancora, cioè la devastazione, con la conseguente inaffidabilità, del nostro Stato di diritto.

Vediamo un altro argomento, la strage di Bologna. Qui colpisce che siano stati imputati (e condannati) terroristi come Fioravanti, Mambro, Ciavardini. Su di loro non esisteva la prova del movente, del contesto, ma solo una filiera di indagini, sospetti, prove che avevano una caratteristica: erano minori, mille volte minori rispetto a quelle che, invece, erano state accumulate sul terrorista tedesco Thomas Kram (della catena di Carlos) e su personaggi ancora più di lui strettamente legati al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (come Abu Saleh Anzeh).



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