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LETTERA SUL DDL CIRINNA'/ La legge naturale è una novità di vita piena di ragioni

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Il guaio, purtroppo, è che da qualche parte si paventa il dubbio, un dubbio paralizzante, che tali ragioni si riducano ideologicamente alla comunicazione di puri "valori", facendo passare la convinzione che siano essi a compiere la vita. Certamente il rischio esiste e non lo si può escludere, ma è altrettanto vero che tutta la vita è un rischio, ed è nella vita che uno verifica quanto dà senso ad essa. Senza il rischio della verifica, la vita non è veramente vissuta e "gustata", né reperita la sua dignità.

Non si capisce poi il motivo della contrapposizione fra testimonianza e ragioni, poiché da duemila anni ci è stato proposto di essere "pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in voi", 1Pt 3,14-17. E questo vale ancor di più oggi, visto che siamo in un'epoca di molta emozione e poche ragioni. Questi sono i tempi in cui bisogna riaffermare, attraverso la testimonianza personale, la verità delle cose, e con essa la realtà. Poiché, come stiamo sperimentando proprio in quest'epoca, quando la verità inscritta nel cuore dell'uomo, la legge naturale, viene negata o oscurata, si apre drammaticamente la via al relativismo etico sul piano individuale e al totalitarismo dello Stato sul piano politico. L'affermarsi del totalitarismo urge ancor di più la responsabilità nostra verso gli altri, e, dunque, la ricerca del bene comune. Responsabilità che non possiamo "borghesemente" evitare, poiché attraverso il conformismo oggi dilagante viene veicolata una cultura/ideologia che di umano ha ben poco. Se dunque forze politiche propongono leggi violente, come il caso del ddl Cirinnà, non possiamo esimerci dalla responsabilità di fare il possibile per evitare che questo male accada.  Per esemplificare, mentre la casa brucia, magari con dentro persone che corrono il rischio di bruciare con essa, non possiamo stare a pensare se il prendere il secchio di acqua sia una operazione che "compia la mia vita". Questo lo capiremo "nel mentre" l'azione si compie. Altrimenti si corre il rischio di essere astratti. 

Il Papa san Giovanni Paolo II, nel partecipare al Meeting di Rimini del 1982,  ci lasciò un impegno: che  lavorassimo, ci sacrificassimo e pregassimo perché avvenisse sulla terra la civiltà della verità e dell'amore. Civiltà vuol dire una umanità vissuta, una vita di famiglia più piena che renda, a sua volta, più vera la vita del nostro Paese. 

Per questo, ogni iniziativa a riguardo, come il Family day del 30 gennaio scorso, ritengo sia utile sulla scia della nostra responsabilità verso il bene comune.



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