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LETTURE/ La "morale" di Berlinguer e i fondi neri dell'Urss al Pci

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Enrico Berlinguer (1922-1984) (Foto dal web)  Enrico Berlinguer (1922-1984) (Foto dal web)

C'era sicuramente una "diversità comunista". Ma è abbastanza problematico ritenerla invidiabile (per usare un eufemismo) e rivendicarla come esempio di buon costume e probità politica come faceva con insistenza Enrico Berlinguer, ponendo, in quanto comunista che difendeva la "grande lezione" di Lenin, una "questione morale" per l'Italia. Nel 1969 Armando Cossutta doveva subire duri rimproveri dal custode dell'ideologia sovietica, Michail Suslov e dal grande elemosiniere Boris Ponomarev, a proposito di aiuti economici. Ponomarev, con poca sensibilità verso le esigenze di Cossutta e del Pci, minacciava: "Le tasche non sono inesauribili e in questo momento vengono in prima fila gli aiuti al Vietnam, a Cuba, ai Paesi arabi". I sovietici tagliano il finanziamento ai compagni italiani: dai 5 milioni e 700 mila dollari del 1967-1968, si scende ai 3 milioni e 700 mila del 1969. Sempre dollari s'intende. E' vero, c'era stata una critica del Pci all'Urss, al "grande fratello" sovietico per l'invasione della Cecoslovacchia. Ma presto il compagno Dubcek, il destabilizzatore dell'ortodossia sovietica, sarebbe stato destituito e sostituito (quindi dimenticato, che si se lo ricorda più ?) con il "nuovo" compagno Husak, l'uomo di Breznev. Quindi il taglio del finanziamento ai compagni italiani era in fondo solo una "sculacciata" nell'ambito dell'internazionalismo proletario.

Fantasie anticomuniste, populismo o vezzo antistorico e antipolitico? No. Virgolettati contenuti in documenti, già riportati in altri libri, volutamente coperti dal silenzio, dall'ipocrisia e per fortuna ripresi, riportati alla luce, con un racconto storico-politico di grande livello dall'ultimo libro di Ugo Finetti Botteghe oscure, con il sottotitolo "Il Pci di Berlinguer&Napolitano" mandato in libreria da Ares in questi giorni.

Finetti si dimostra, una volta di più, non solo un ricercatore storico di rara capacità, ma anche un analista politico di prim'ordine, anche perché masticava politica fin dai tempi dell'università, mentre altri si occupavano di "fantasie al potere" e di leggende metropolitane.

Seguendo altri libri già scritti come La Resistenza cancellata e Togliatti&Amendola. La lotta politica nel Pci (sempre editi da Ares), Finetti riesca a smascherare, di fatto, una storiografia conformistica e sostanzialmente disinformata e disinformante sulla sinistra italiana, sul Pci in particolare.

In fondo, l'episodio dell'Armando Cossutta con Suslov e Ponomarev è solo un fatto marginale di una realtà molto più complessa, sia sul piano finanziario sia su quello politico, nazionale e internazionale, della storia del partito comunista italiano.

Finetti conosce bene la storia del Pci e anche la sua importanza nella storia italiana. E non sottovaluta la grande battaglia che alcuni comunisti come Giorgio Amendola e altri uomini della destra comunista più "storica" hanno fatto all'interno del partito con una visione nazionale. Ma una volta sconfitta l'opposizione krusceviana di Amendola dal sostanziale centrismo togliattiano, che riesce a declinare Stalin, nonostante gli errori e gli orrori, nell'ambito di una storica battaglia democratica, il Pci entra in una sorta di opposizione confusa e ottusa contro ogni forma di collegamento reale con il riformismo italiano ed europeo.



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