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LETTURE/ Desiderare l'assoluto fino a morirne: Zweig e il "puro fuoco" di Kleist

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Questa inquietudine tocca l'apice nella morte, in quel doppio suicidio che Zweig connota come il paradossale capolavoro di Kleist: "Altri poeti hanno vissuto più grandiosamente, hanno fatto opere di più vasta portata, più legata alla vita, promuovendo e trasformando con la loro personale esistenza le sorti dell'universale; ma più magnificamente di Kleist non è morto nessuno (…): la vita più tormentosa che mai uomo abbia vissuto, finisce come una festa sacrificale dionisiaca" (p. 81). 

Carattere notevolissimo del volume è la singolare impennata, in termini di spazio, di ampiezza e di dettagli, che Zweig dà al racconto nella sua ultima sezione, dove arriva a narrare la morte di Kleist, quella morte così straordinaria. Come ricorda l'autore, l'idea della morte accompagnò Kleist fin dalla prima infanzia; se, da buon prussiano ordinato e organizzato, egli si era fatto un "piano per la vita" (sentendo poi acutissima la pena di esservi impari), parimenti, il giovane romantico si era fatto un piano per la morte; ambiva a una morte magnifica, e non da solo, tanto che, a tutti coloro che gli erano cari egli offrì, in momenti diversi, quasi a testarne la superiore fedeltà al sentimento che li legava, la sua compagnia per il definitivo salto nel buio: prima a Karoline von Schiller; poi all'amico Rühle, cui scrisse, con parole appassionate quant'altri mai, per proporre una specie di nerissima, sublime avventura: "Non mi vuole uscire dalla testa l'idea che dobbiamo fare ancora qualcosa insieme: vieni, facciamo qualcosa di buono, e, con questo, moriamo! (…) È come passare da una stanza in un'altra". Sino a che, a rispondere all'appello è una donna malata, divorata dalla malattia, già vicina alla morte, un'anima bella, una "sentimentale vaporosa" (p. 79). 

Balza all'occhio, più ancora che nelle grandi biografie (una su tutte, Maria Antonietta), una sorta di profonda adesione interiore con cui Zweig racconta gli ultimi momenti nella vita del giovane poeta prussiano. E nulla può distogliere il lettore dalla singolare suggestione, dalla convinzione che la passione, quasi la profonda identificazione che trapela da queste pagine, trovi la sua motivazione profonda nel riconoscimento di un'affinità di fondo: quasi vent'anni dopo aver narrato la morte di von Kleist, infatti, anche Zweig, morì suicida, in Brasile, insieme con la moglie Lotti.

 

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Stefan Zweig, "Kleist", Castelvecchi, Roma 2016.



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