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LETTURE/ Rosario Livatino, martire civile o cristiano?

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Rosario Livatino (1952-1990)  Rosario Livatino (1952-1990)

Quella conferenza termina con una pagina che afferma la coincidenza finale, per il cristiano, di giustizia e carità: "I non cristiani credono nel primato assoluto della giustizia come fatto assorbente di tutta la problematica della normativa dei rapporti interpersonali, mentre i cristiani possono accettare questo postulato a condizione che si accolga il principio del superamento della giustizia attraverso la carità". Il collegamento tra la giustizia e la carità lo portò all'impegno civile per la promozione della legalità e dell'onestà.

Nel decennio in cui fu sostituto procuratore della repubblica ad Agrigento (1979-89), pur occupandosi delle più delicate indagini di mafia, aveva lasciato scritto: «La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell'amore, amore verso il prossimo e verso Dio, ma verso il prossimo in quanto immagine di Dio, quindi in modo non riducibile alla mera solidarietà umana; e forse può in esso rinvenirsi un possibile ulteriore significato: la legge, pur nella sua oggettiva identità e nella sua autonoma finalizzazione, è fatta per l'uomo e non l'uomo per la legge, per cui la stessa interpretazione e la stessa applicazione della legge vanno operate col suo spirito e non in quei termini formali». La sua è stata, come ha detto anche papa Francesco nell'udienza al Consiglio superiore della magistratura, nel 2014, «una testimonianza esemplare, fu un giudice leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana».     



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