BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Rosario Livatino, martire civile o cristiano?

Pubblicazione:

Rosario Livatino (1952-1990)  Rosario Livatino (1952-1990)

"Ecco cos'è la mafia. Un conto è studiarla, un conto è vedere quello che ha provocato". 

Questa frase, comunemente attribuita a san Giovanni Paolo II, fu pronunziata subito dopo l'incontro che egli ebbe nel palazzo vescovile di Agrigento il 9 maggio 1993 con i genitori del giudice Rosario Livatino. Quell'incontro, dettagliatamente ricostruito nel recente libro del giornalista Roberto Mistretta Rosario Livatino. L'uomo, il giudice, il credente (Ed. Paoline, 2015) fu l'elemento scatenante della vibrante invettiva che poco dopo il Papa pronunziò nella Valle dei Templi e che segnò una svolta, un punto di non ritorno, per la lotta alla mafia.

La figura di Rosario Livatino a distanza di 25 anni è tornata prepotentemente alla ribalta non solo perché in molti sperano in una positiva conclusione del processo di beatificazione, ma soprattutto perché esprime, pur dopo tanti anni dalla sua uccisione, una testimonianza nella lotta alla mafia di assoluta chiarezza e attualità. Quella di un professionista seriamente impegnato con il suo lavoro di giudice e di cristiano "convinto e maturo" che non voleva essere un eroe, "ma compiere semplicemente il suo dovere coniugando le ragioni della giustizia con quelle di una profonda fede cristiana", come ha detto l'arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi commemorandone la figura alla Camera nel settembre scorso.

La figura di Rosario Livatino è ormai associata all'appellativo di Giudice ragazzino a partire dal libro scritto da Nando dalla Chiesa e dal titolo del film di Alessandro Di Robilant.

Tale identificazione, che ha ormai una valenza tutta positiva ed affettuosa, nacque da un'improvvida dichiarazione di Francesco Cossiga che, pur non facendone il nome, scrisse otto mesi dopo l'omicidio: "Non è possibile che si creda che un ragazzino, sol perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga….. A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna…". Ci vollero dodici anni perché Cossiga correggesse il tiro di quelle dichiarazioni, ma ormai il termine era stato coniato e poi fortunatamente riportato nei termini positivi in cui tutti lo ricordiamo.

Di quell'omicidio colpì immediatamente l'efferatezza delle modalità (fu prima ferito in macchina e poi "finito" dopo un tentativo di fuga in una scarpata, con due pistolettate in volto). Per molti Livatino era un nome sconosciuto, ma quando tutti appresero la delicatezza dei processi che stava istruendo si chiesero perché non gli avessero dato la scorta. 

In un momento storico come quello che stiamo vivendo a Palermo, con magistrati e politici che si muovono in città con numero di persone di scorta a due cifre, dovrebbe far riflettere la risposta che in più occasioni diede a parenti e amici: se mi succede qualcosa è meglio che muoia uno solo, piuttosto che dei padri di famiglia che fanno solo il proprio dovere. Era questo il motivo per cui non dava mai passaggi in macchina ai tanti amici. 



  PAG. SUCC. >