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GUARESCHI/ Così la Cia e i comunisti italiani tolsero l'Oscar al film su don Camillo

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Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)  Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)

Uno dei primi timori nella Guerra Fredda fu quando il Partito Comunista venne battuto di stretta misura nelle elezioni italiane del 1948. Così Luraschi si preoccupava evidentemente delle vie attraverso le quali i comunisti potevano usare i problemi sociali evidenziati in alcuni film come propaganda antiamericana. Era incline a prender le parti dell'Ufficio Cattolico Internazionale per il cinema che ancora nel 1953 avvertiva i produttori che "Se avessero presentato un ritratto degenerato dell'Occidente, avrebbero aperto le porte alla propaganda comunista. Molte persone avrebbero cominciato a credere che se la rigenerazione morale non fosse considerata possibile, si poteva guardare ad Oriente". 

Insomma Luraschi, cattolico, si direbbe oggi, fondamentalista, non  solo riteneva troppo a sinistra il "Don Camillo", ma addirittura bollava il film come anticlericale! Le sue lettere ad Owen, il contatto diretto all'interno dell'Agenzia, sono a dir poco emblematiche. Ecco quella del 23 febbraio 1953: "Caro Owen…. Penso che siamo riusciti a lasciare fuori The little world of don Camillo cosicché non abbia l'Oscar come miglior film straniero. In realtà non credo, personalmente, che il film sia così politicamente pericoloso, ma i Leftists (i giurati dell'Academy simpatizzanti della sinistra, ndr) erano talmente intenzionati a fargli avere la nomination - stavano addirittura facendo una sorta di votazione privata al loro interno - che certamente vedevano un grande vantaggio dal fatto che questo film ottenesse l'Oscar, ecco perché ho lavorato contro il film. Presumo che (ciò che interessava ai Leftists, ndr) sia perché la fine del film potrebbe indicare che sia possibile per i Comunisti e gli "altri" vivere felicemente insieme".

L'uomo della Cia, dunque, vuole escludere il film italiano dall'elenco dei possibili Oscar, perché, a quanto pare, la storia raccontata nel "Don Camillo" solletica l'interesse dei simpatizzanti di sinistra, lasciando intendere che, in fondo, si poteva trovare un modus vivendi, fra comunisti e cattolici, appianando i contrasti. Ma la certezza di essere riuscito nell'intento Luraschi la ebbe solo 10 giorni prima della cerimonia degli Oscar. Ecco la lettera che scrisse ad Owen il 10 marzo 1953: "Ho fatto un gran lavoro personale con i membri dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences riguardo il premio al miglior film straniero. In un precedente rapporto ti avevo indicato come i Leftists fossero ansiosi di assegnare il premio a The small world of don Camillo (il titolo è scritto errato nel testo originale, ndr). Volevano accentrare l'attenzione sul fatto che il Comunismo e il resto del mondo possono stare insieme. Penso che li abbiamo sistemati. In sostanza abbiamo messo in fila abbastanza persone da indicare con un voto a pioggia che l'Oscar deve andare a Forbidden games (in italiano Giochi proibiti di René Clément che vinse di fatto l'Oscar, ndr), il film francese e non a Camillo". 



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