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GUARESCHI/ Così la Cia e i comunisti italiani tolsero l'Oscar al film su don Camillo

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Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)  Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)

Dunque, missione compiuta. Il lungometraggio tratto dai racconti di Guareschi, che erano stati emendati nella traduzione americana da quelli che rendevano simpatica la figura di Peppone ed avevano visto anche drasticamente ridimensionati i dialoghi con il Cristo, cosa che non era avvenuta così radicalmente nel film, nonostante la censura operata dai Centri Cattolici Cinematografici, era stato di fatto "epurato" dalle nomination per gli Academy Awards.

Un solo uomo, Luigi G. Luraschi, era riuscito ad influenzare la giuria? Stando alle dichiarazioni dello stesso Luraschi parrebbe di sì, ma, in realtà, come scrive Eldridge, l'agente della Cia non era solo, giacché anche una parte della critica statunitense aveva, del lavoro di Duvivier, un'opinione dello stesso segno. Questo è ciò che apparve nel "Bosley Crowther's review" sul New York Times l'11 gennaio 1953: "Un'analisi più accurata del film rivela che il conflitto, nella sua essenza, non è fra dottrine socio-religiose, ma fra le personalità di due uomini caparbi. Mentre il prete (don Camillo, ndr) è chiaramente spinto dal suo intimo sentimento di rettitudine morale e dall'indignazione per l'affermazione dei comunisti nel paese, atteggiamenti che riflettono indiscutibilmente il suo robusto credo religioso e la sua disciplina, egli non è uno specchio fedele delle politiche della Chiesa di Roma. E il sindaco (Peppone, ndr) mentre indossa l'etichetta di comunista, non ha apparentemente legami con lo "Zio Joe" (nomignolo che gli americani avevano affibbiato a Stalin, ndr). Egli è soltanto un campagnolo dalla testa dura, che vuole essere d'aiuto alla gente del suo paese. Ma benché né il prete, né il sindaco siano dei veri teorizzatori di ideologie e il conflitto fra questi personaggi forti sia fatto solo di contrasti causa il loro orgoglio e zelo personali, eliminando così ogni significato politico, rimane una grande pretesa di buon insegnamento in questa felice filosofia. A causa di tutto ciò, il messaggio che esce da questo divertente film è che la gente sia, sostanzialmente, onesta ed amichevole, nonostante i pregiudizi radicati e gli stimoli egoistici che ha".

Ovvero, che i comunisti e gli "altri", come affermava Luraschi, possono vivere felicemente insieme. Dunque, dovremmo concludere che ciò che rimproveravano a Guareschi i comunisti italiani fosse gradito ai loro "colleghi" Leftists americani.

Come non bastasse l'incidente con la Cia, poco tempo fa ne è emerso un altro, di segno assai simile, risalente a una dozzina d'anni dopo: nel 1965 il professor Mario Manlio Rossi, docente di filosofia e letteratura all'Università di Edimburgo, propose l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura proprio al papà di Peppone e don Camillo, scrittore di indubbio successo, tradotto in tantissime lingue, venduto a milioni di copie, autore di sceneggiature cinematografiche di straordinario successo ben al di fuori dell'Europa. 



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