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GUARESCHI/ Così la Cia e i comunisti italiani tolsero l'Oscar al film su don Camillo

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Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)  Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)

Guareschi, però, in quegli anni era vittima di un ostracismo bipartisan – come si direbbe oggi – sia dal governo monocolore Dc che dall'opposizione comunista. Dunque, di nuovo e come sempre, "A Dio spiacente e a li nemici sui". Morale, quell'anno il Nobel per la letteratura se lo aggiudicò lo scrittore russo Šolochov, autore de "Il placido Don", guarda caso lo stesso titolo della rubrica che Giovannino teneva sul "Candido" per parlare del Po che scorreva, al pari del Don, in terra comunista. Sta di fatto che Šolochov era autore di un romanzo dal titolo "Terre dissodate" che parlava appunto della Russia comunista e della "terra ai contadini".

Candidato all'Oscar, candidato al Nobel, Guareschi non vinse alcuno dei due premi ma, a differenza di "Giochi proibiti" e di "Terre dissodate" (che i premi li vinsero) "Don Camillo" ancor oggi se lo ricordano tutti: il libro come il film e, ne siamo certi, sarà così ancora per tanto, tanto tempo. Altro che Oscar e Nobel!



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