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LETTURE/ Il dubbio e la certezza, istruzioni per vivere nel "terremoto" dei valori

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V. Van Gogh, Camera di Van Gogh ad Arles (1888)  (Immagine dal web)  V. Van Gogh, Camera di Van Gogh ad Arles (1888) (Immagine dal web)

Con la sua polemica contro l'irrigidimento dogmatico, Popper batte in breccia lo scientismo e la sua non dissimulata volontà di soppiantare la fede religiosa: le certezze da ridimensionare sono, in questa requisitoria, quelle del positivismo e del neopositivismo, abusive certezze, poiché, ecco il senso della critica di Popper, gli esiti delle scienze naturali non sono assoluti, potendo mutare nel tempo, e non hanno valore in altri campi, non riguardando la totalità del reale. Quanto a Bobbio, si è preoccupato di arginare il progetto totalizzante del marxismo e del Partito comunista italiano, che mirava a unificare cultura e politica sotto la guida della politica. Il dubbio di Bobbio rappresenta una protesta contro l'assorbimento della morale nella politica; da qui anche la volontà di rivendicare, in dialettica con il socialismo, le libertà "borghesi" e la dignità della persona.  

Quale spazio conserva allora la verità, nella prospettiva che Buttiglione intende accreditare? Va intanto notato che questa prospettiva, in forza di una ferma delimitazione, rimane esclusivamente filosofica: in gioco, qui, sono le certezze del filosofo, quelle insomma che la ragione umana come tale può raggiungere e professare in maniera legittima, senza rinuncia alle proprie responsabilità, senza ambiziosi e pretenziosi sconfinamenti in altri territori. L'illusione del razionalismo, che si autopromuoveva come punto d'arrivo di ogni conoscere, è definitivamente tramontata. In luogo di un simile trionfalismo, Buttiglione propone un «relativismo relativo», come approdo (è bene ribadirlo) di un arco di accertamenti squisitamente filosofico: «non tutte le verità sono assolute e incondizionate, ma molte (la maggior parte) sono condizionate e relative». 

Troppo poco? Il salto di qualità di questa posizione avviene quando essa passa dalle verità di ordine teorico alle verità di ordine pratico, raggiungendo la sponda della morale e il territorio dei valori. Ci chiedono, i valori, un'adesione incondizionata, fino al sacrificio totale. Ma detengono una consistenza effettiva? Essi sono anzitutto riconosciuti dalla coscienza. Vigono allora semplicemente entro la coscienza stessa, riguardano insomma solo l'essere pensato, o coincidono con l'essere reale, oggettivo, fuori di noi? Interrogativo non indifferente. E tanto più drammatico se si pensa che evocare i valori significa coinvolgere Dio stesso, che ne costituisce il fondamento: l'intero universo etico dipende da Dio e senza di lui non sta in piedi, crolla come un castello di carte. Dio è dunque la nostra esigenza culminante. È anche una realtà? Riguardo a Dio non si dà dimostrazione in senso stretto, ma solo scommessa, la scommessa di Pascal trasferita dal piano religioso e cristiano a un piano filosofico, sulla falsariga di una reinterpretazione di Pascal alla luce di Kant (un astro che orienta spesso il percorso di Buttiglione). «Se Dio non c'è, l'uomo è sconfitto, l'uomo è perduto. Per questo vale la pena di scommettere che Dio ci sia e agire come se ci fosse». 



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