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LETTURE/ Il dubbio e la certezza, istruzioni per vivere nel "terremoto" dei valori

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V. Van Gogh, Camera di Van Gogh ad Arles (1888)  (Immagine dal web)  V. Van Gogh, Camera di Van Gogh ad Arles (1888) (Immagine dal web)

Viene così esaltata la libertà, che l'uomo moderno avverte come un'esigenza insopprimibile, tanto da rifiutare una verità imposta dall'esterno, da un'autorità di qualsiasi genere: se Dio fosse effettivamente dimostrabile, la libertà non avrebbe margine; per essere davvero libera, la scommessa deve vertere su una proposizione indecidibile, «sulla quale cioè né gli argomenti a favore, né gli argomenti contro costringono all'assenso». Ecco la «verità soggettiva»: quella a cui la libertà ha dato il massimo contributo possibile. 

Sarebbe sleale nei confronti di Buttiglione trasferire senz'altro le sue conclusioni dalla dimensione filosofica alla dimensione religiosa, e attribuire il "relativismo relativo" al contegno del credente. Imponendo alla ragione una purificazione dalle oltranze totalizzanti, Buttiglione intende invece aprire proprio alla rivelazione: la ragione va sgravata dalla responsabilità di offrire la risposta ultima alla domanda umana di salvezza; «ciò è però esistenzialmente possibile solo se esiste un altro ambito in cui questa domanda può trovare risposta, l'ambito della rivelazione o l'ambito della teologia». 

Alle argomentazioni di questo libro occorrerà rispondere con altrettante argomentazioni; valutando, ad esempio, il rapporto tra la categoria di "dubbio" e quella di "problema" (che Buttiglione preferisce non tematizzare), o ancora, l'effettivo appeal dei valori in un'ora storica come la nostra, segnata dal crollo delle evidenze. Vero è, peraltro, che un discorso argomentativo fa anche ricorso a metafore e che le metafore non sono indifferenti. Buttiglione ama parlare di «penombra», osserva che «dobbiamo imparare a vivere nella penombra», dove la luce della certezza è circondata e intrisa dall'ombra del dubbio. Al pensare spetta insomma il crepuscolo, e non ci sono garanzie che corrisponda al crepuscolo dell'alba e non a quello del tramonto. 

Si accendono, però, riflettori potenti quando il sipario si riapre sulla condotta morale: qui c'è spazio per l'eroismo radioso, e Buttiglione evoca, come emblema qualificante ed esaltante, una sublime eroina ottocentesca, Senta, la protagonista dell'Olandese volante di Richard Wagner. Non esita, Senta, a dare la vita per la salvezza dell'uomo che ama, incarnando «la forma pura dell'amore disinteressato». In effetti, il melodramma è ricco di profili del genere: ha molte sorelle, Senta, dotate di non minore abnegazione, magari in chiave belliniana o verdiana. Ma è un caso che Buttiglione abbia dovuto prelevare il suo simbolo privilegiato da un'arte che dista da noi più di un secolo e mezzo? Quali sono state le metamorfosi di Senta nell'arte contemporanea, e perché ci sono state? Come ogni indagine degna di questo nome, Sulla verità soggettiva conduce non a un traguardo definitivo, ma ad una posizione da dove si scorge (prima era nascosto) un altro tratto di strada da fare. Insieme allo stesso Buttiglione, c'è da sperarlo. 

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Rocco Buttiglione, "Sulla verità soggettiva. Esiste un'alternativa al dogmatismo e allo scetticismo?", Rubbettino, 2015.




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