BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Il dubbio e la certezza, istruzioni per vivere nel "terremoto" dei valori

Pubblicazione:

V. Van Gogh, Camera di Van Gogh ad Arles (1888)  (Immagine dal web)  V. Van Gogh, Camera di Van Gogh ad Arles (1888) (Immagine dal web)

Merita attenzione — e certo anche una dialettica serrata, senza reticenze, ma anzitutto attenzione — il tentativo di Rocco Buttiglione nel suo recente volume Sulla verità soggettiva, apparso nella collana di filosofia dell'editore Rubbettino. In sintesi, e con tutta l'approssimazione di ogni sintesi, potremmo parlare di tentativo di dialogo con alcuni esponenti di spicco della cultura antidogmatica, quella cultura che fa del dubbio una condizione irrinunciabile del sapere e della stessa convivenza sociale, almeno nella sua forma democratica o, meglio, liberaldemocratica. Per Buttiglione, che negli anni 70 aveva partecipato alle polemiche fra laici e cattolici sul dubbio e sulla certezza, difendendo senza esitare le ragioni della verità oggettiva, si tratta di una verifica intrigante. A questa verifica può partecipare, appassionandosi, anche il lettore non prevenuto; tanto più che il tono del libro è comunicativo e affabile, per quanto è lecito a un lavoro scientificamente rigoroso: assoluta precisione ma niente gergo, sono benvenuti anche i profani.

I conti l'autore vuol farli anzitutto con Karl Popper e con Norberto Bobbio; anche se finisce per coinvolgere gli snodi cruciali di tutto il pensiero moderno, in un attraversamento che affronta a tu per tu le massime autorità della filosofia occidentale, dal Seicento in poi, interloquendo ogni volta con scioltezza, registrando spunti utili, indicando rischi. Il fatto è che Buttiglione, allievo di Augusto Del Noce, ha imparato dal maestro una nozione non monolitica di modernità, e in particolare ha imparato a valorizzare quella linea della modernità che passa per Cartesio, Pascal, Vico. Eversore intemperante, Cartesio, della cittadella medievale della verità riconosciuta e professata senza riserve? Ma non è lui ad aprire la crisi; chi promuove lo scetticismo, uno scetticismo radicale, è Machiavelli, è il libertinismo erudito, mentre il compito che il filosofo del Cogito si assume è restituire, attraverso il dubbio, una nuova base di certezze. 

Emerge già in Cartesio una mossa teoretica che per Buttiglione è fondamentale: il dubbio come desiderio di certezza, anzi come strumento per raggiungere la certezza, e magari per metterla alla prova nuovamente, ma in vista di un ulteriore approfondimento e consolidamento. Non due avversari, dubbio e certezza, non due nemici assolutamente incompatibili e destinati a una lotta mortale, in cui la vittoria dell'uno comporta l'annientamento, una volta per tutte, dell'altro, bensì due facce interdipendenti di uno stesso processo, destinato a chiudersi e a riaprirsi di continuo. Ora, la valorizzazione di Cartesio e in genere di una certa modernità, valorizzazione operata sulla scia di Del Noce, rappresenta per Buttiglione una piattaforma strategica che gli consente di prender le misure ai suoi interlocutori più attuali e diretti. Popper e Bobbio hanno reagito, a loro volta, a un'insidia; il loro contributo, perciò, è costruttivo, quando lo si sappia riportare al contesto originario. 

Nel loro caso, però, l'avversario da fronteggiare non era uno scetticismo oltranzista, ma il suo opposto, l'aspirazione a un presunto sapere assoluto, la pretesa della ragione di rispondere essa stessa, autonomamente e in maniera esaustiva, a tutti i propri interrogativi. 



  PAG. SUCC. >