BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Strage di Bologna, chi ha sottovalutato la pista palestinese e perché?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

L'orologio della stazione Bologna segna l'ora esatta dello scoppio (Foto dal web)  L'orologio della stazione Bologna segna l'ora esatta dello scoppio (Foto dal web)

L'autore, docente universitario di storia contemporanea, è stato consulente  delle commissioni parlamentari d'inchiesta sulle stragi e sulla mafia presiedute dai senatori Paolo Guzzanti e Giuseppe Pisanu. Primo di due articoli.

I giudici di Bologna, Enrico Cieri e Roberto Alfonso, sono persone indipendenti. Sempre preoccupate di far corrispondere ad ogni valutazione le prove, poco e nulla sono stati sensibili alle eventuali pressioni del potere politico o facili a concedere indulgenze. Non è, questo, un sudario leggero, facilmente evitabile in una città come Bologna. Ha avuto per molti decenni, dal 1946, un partito dominante e quindi è in ogni fibra assuefatta al conformismo e al nicodemismo.

Perciò le bischerate (anche quando sono rese possibili dalle indulgenze del rettorato petroniano e avallate da Il Fatto Quotidiano) degli studenti (che studiano poco e molto prendono dei vecchi inossidabili luoghi comuni) contro il collega Angelo Panebianco, creano clamore.

Alfonso e Ceri sono, quindi, magistrati molto coraggiosi e accurati.

Negli uffici del Tribunale di Bologna (dove Alfonso ha cessato di lavorare nel luglio 2015), sono state condotte da Paolo Giovagnoli e Enrico Di Nicola le lunghe inchieste che hanno portato alla condanna all'ergastolo dei terroristi "neri" Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti nel 1995, e Luigi Ciavardini nel 2007, a 30 anni di carcere per la strage presso la stazione centrale di Bologna del 2 agosto 1980. Purtroppo poco e nulla si è potuto ricavare sul movente della strage, che finora resta senza spiegazione.

Con i limiti che gli storici hanno rispetto ai giudici, vorrei esprimere un'opinione diversa. Intendo dire che per arrivare alla conclusione ricordata (non di competenza di Alfonso e Cieri), si è sopravvalutato il sospetto, l'indizio, per cui i due esponenti del sovversivismo nero il 2 agosto 1980 sarebbero stati presenti nel capoluogo emiliano. Addirittura uno di essi vestito in costume altoatesino. In questo senso si è data la massima importanza alla testimonianza di un personaggio non molto affidabile, Massimo Sparti, un pregiudicato per reati comuni.

Si tenga conto di due elementi. Il primo: Sparti decise di fornire la sua testimonianza pochi giorni dopo (aprile 1981) che era stato arrestato per detenzione di armi. Il secondo: tra i numerosi indagati, egli risulta essere stato l'unico (si badi bene, anche all'interno dell'intera famiglia che lo contraddice platealmente) ad asserire l'episodio cruciale, cioè la presenza a Bologna dei due killer dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar). Dichiarò, infatti, di essersi — il 4 agosto 1980 — recato a Roma, lasciando il paese delle vacanze, nel Viterbese, per procurare a Fioravanti e Mambro dei documenti falsi di identità.

Mi pare opportuno precisare che, malgrado la debolezza della "prova" costituita da Sparti, la colpevolezza di Fioravanti e Mambro si fonda su elementi non inventati, cioè reali. Le Sezioni unite penali di Cassazione ne hanno indicati quattro definendoli "gravi, precisi e concordanti indizi": la testimonianza di M. Sparti, l'uccisione (il 9 settembre 1980) del siciliano Francesco Mangiameli (che avrebbe subodorato l'evento), l'anticipazione del delitto fatto da Luigi Ciavardini (con una telefonata alla propria fidanzata), la ripetuta incapacità degli imputati di fornire un alibi convincente sui loro movimenti nel giorno dell'attentato. 



  PAG. SUCC. >