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LETTURE/ Tra Eurozona e Italia delle mamme

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Sono uscita dal convegno con la speranza che ci fosse ancora margine per un'Europa delle idee e dei valori, al posto di quella delle regole. Il giorno dopo, e qui veniamo al secondo avvenimento, ero in piscina ad aspettare che mia figlia finisse la sua ora di nuoto. Stavo leggendo un libro. Accanto a me un papà che, al telefono, rimproverava la nonna (sua madre) perché nella programmazione delle vacanze di Pasqua non aveva considerato i giorni di chiusura della scuola dei nipoti. "Mamma, come è possibile che ogni anno non ti ricordi delle vacanze dei bimbi a Pasqua? Sono a casa per una settimana. È così tutti gli anni. Comunque, se proprio vuoi, puoi prendere anche due settimane. In qualche modo ci organizzeremo".

Ho avvertito un certo disagio. Quello di una generazione che da sola non riesce ad essere autonoma e che, senza i nonni, si sente persa. Che pensa di non farcela. O che forse, non ci prova. E mi è sembrato che in quelle poche parole rubate, ci fosse la fotografia di un Paese, l'Italia, dotato di straordinarie potenzialità ma che vive in una situazione di confort. Si potrebbe andare molto meglio, ma in fondo, perché fare più fatica? Potremmo farcela da soli, potremmo ripartire con slancio, come la generazione del secondo dopoguerra che ha portato al boom economico. Ma tante volte, troppe forse, aspettiamo o ci appoggiamo alle nostre sicurezze invece di credere nel futuro. E in noi stessi. Ecco, in un attimo mi sono resa conto di aver avuto l'opportunità di scattare due istantanee a distanza di poche ore. Una dell'Europa e una dell'Italia. Di due mondi che devono cambiare per continuare ad essere realtà centrali della vita di domani. In entrambi i casi è una questione di fiducia. E di visione.



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