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LETTURE/ Campagnoli, la forza dell'"amore ingiusto"

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Gustav Klimt, Il bacio (1907-08) (Immagine dal web)  Gustav Klimt, Il bacio (1907-08) (Immagine dal web)

Fino a che la vita può ricominciare: «Da muti, parlavamo/ Da balbuzienti (che eravamo) ora parlavamo/[…]/ Da menefreghisti, ora siamo pieni di attenzione/ Da indifferenti, appassionati/ Da cinici, bambini/ Ora siamo bambini/ Curiosi».

C'è tutto questo, e molto di più (tra l'altro, gli echi evidenti di Péguy e, per chi lo conosce, quelli più discreti di Bruno Cantarini, grande marchigiano morto poco più d'un anno fa), nelle poesie di Nicola Campagnoli, un uomo che guarda il mondo con gli occhi di un bambino (e che ha scelto, per il titolo, un'espressione tratta da un intervento di papa Francesco: «Quando si sperimenta l'abbraccio di misericordia, quando ci si lascia abbracciare, quando ci si commuove: allora la vita può cambiare, perché cerchiamo di rispondere a questo dono immenso e imprevisto, che agli occhi umani può apparire perfino "ingiusto", per quanto è sovrabbondante»).


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Nicola Campagnoli, "L'amore ingiusto", Itacalibri 2015.



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