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San Patrizio / Irlanda, così le nozze gay hanno "battuto" le croci celtiche

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Era per una società di questo tipo che combatterono gli eroi del '16? Sembra un paradosso, ma dopo aver tanto a lungo lottato per l'indipendenza l'Irlanda attuale sembra tornata ad essere un paese colonizzato. Colonizzato da tutte le mode politiche e culturali che vengono dall'esterno, e non solo dall'Inghilterra.

Nulla a che vedere con ciò che gli irlandesi per secoli hanno fatto: difendere coraggiosamente le ragioni della terra, del legame famigliare, del diritto tradizionale, della fede, contro ogni sopruso. 

Peraltro, in questo Paese c'è un passato che sembra non passare, ferite profonde mai del tutto rimarginate. Proprio ieri, alla vigilia di san Patrizio, è stata vandalizzata nel cimitero dublinese di Goldenbridge la tomba di William Cosgrave, il primo leader del Free State, lo Stato Libero uscito nel 1921 dalla lunga lotta con l'Inghilterra. Cosgrave, uomo vicino a Michael Collins, era stato uno dei sostenitori del Trattato con gli inglesi, e uno dei protagonisti della guerra civile che lacerò il Paese. Cosgrave fu il sostenitore di una linea dura nei confronti di chi non accettava il Trattato, varando un decreto che prevedeva la pena capitale per chiunque fosse stato trovato in possesso di armi. Quest'atto portò alla condanna a morte di 77 persone, tra cui anche il segretario della delegazione irlandese che aveva stipulato il Trattato. Evidentemente, dopo cento anni c'è ancora chi non perdona a Cosgrave le scelte del tempo.

Tra antichi rancori mai sopiti e secolarizzazione galoppante, il destino dell'Irlanda resta in bilico tra il diventare una piccola, simpatica provincia periferica di un mondo globalizzato, e l'unica alternativa vera: ritrovare la propria anima.



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