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LETTURE/ Christoph Menke, una "Critica dei diritti" che va presa sul serio

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In questo "limite" del diritto nella concezione di Hobbes si rivela la forma stessa di questo diritto: la forma umana. Il diritto è creazione dell'uomo, quindi nell'uomo stesso, nel suo istinto di sopravvivenza e nei suoi desideri, trova anche il suo limite. Non si può per diritto chiedere obbedienza a ciò che l'uomo non può fare: danneggiare se stesso. Anche i "diritti dell'uomo" nascono in questo contesto: per quanto i "contenuti" non siano nuovi per la storia spirituale europea, la forma che li determina è quella di una creazione umana. 

Da qui sorge il sistema giuridico liberale, che non vuole dare forma al mondo che di essa è privo, ma semplicemente permettere o addirittura sostenere i desideri degli uomini, anche se arbitrari o ingiusti, con la sola condizione che non arrivino a scannarsi a vicenda. Obbedendo alle leggi l'uomo non è più un lupo per l'altro uomo, ma un dio. Dall'homo homini lupus all'homo homini deus: questo è il percorso della comprensione giuridica liberale, oggi dominante. 

Se questo è vero, le battaglie "politiche" contro i diritti che alcuni (tanti?) cittadini vogliono — in Germania a Stoccarda e a Berlino, in Italia a Roma, per nominare alcuni esempi recenti — non possono essere, se si vuole avere successo, condotte sulle piazze. Ciò non toglie che esse siano democraticamente legittime, sto parlando ora solo della loro effettività. E per l'appunto effettive non lo sono, perché chiedono che si ritorni alle modalità di comprensione giuridica di Atene o Roma, che ragionavano ancora in termini di "diritti naturali", comprensibili con il diritto stesso o con la filosofia. Mentre oggi il sistema liberale del diritto è influenzabile solo nella prospettiva dei compromessi. 

Il sistema è per l'appunto ricettivo se vengono offerte proposte che nascano da un'intenzione di compromesso nei confronti della proposte in gioco nella società, in modo che si arrivi ad una soluzione che non porti ad uno scontro mortale tra i cittadini. Le altre soluzioni non possono che essere rifiutate a priori come "fondamentaliste" o "fanatiche". Menke, delle cui tesi sto facendo qui un riassunto ragionato, pensa che questo comprensione del diritto liberale sia "soggettivistica" (arbitraria) e "positivista" (ciò che è dato sono i desideri senza forma del mondo) come ho accennato all'inizio. Il mondo senza forma viene semplicemente regolato, non educato, mentre lui desidererebbe una forma di diritto che umanizzi realmente il mondo, che gli dia una forma umana, ma questo tipo di diritto non esiste ancora, esiste solo la riflessione su di esso. 

Come cristiano mi sento in un certo senso vicino a questo tipo di riflessione, ma non credo che essa possa essere condotta solamente o primariamente sotto lo stendardo della "legge". Come cristiano penso che il mondo senza forma, sotto lo stendardo dell'amore gratuito, è stato davvero penetrato (non solo registrato) in modo definitivo nell'opera redentrice di Cristo. 



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COMMENTI
19/03/2016 - Menke (Cristina Ghezzi)

Grazie di questo articolo. L'analisi storica che hai fatto, partendo dal libro di Menke, è un aiuto importantissimo per non cedere al pensiero di coloro che oggi si sono - in un certo senso - indebitamente appropriati del cristianesimo, dandone una lettura ideologica e ridotta, allo scopo di giustificare progetti di cambiamento della società interessati e di inevitabile corto respiro. Quanto ci farebbe bene recuperare in tutta la sua ampiezza la percezione del cristianesimo come tentativo ironico, libero da ogni schiavitù di un esito e dalla preoccupazione assillante di assicurare alla Chiesa anzitutto una rilevanza sociale e politica! Ma forse è proprio la poca certezza in Cristo vincitore qui e ora che ci rende - particolarmente oggi - così propensi a risolvere tutto con le sole forze umane, soprattutto con le forze che si oppongono e abbattono invece di costruire con pazienza e fiducia nell'Amore gratuito....