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LETTURE/ Marco Zaninelli ("Zanco"), quando l'altra vita comincia qui

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William Congdon, Crocefisso n. 9 (1961) (Foto dal web)  William Congdon, Crocefisso n. 9 (1961) (Foto dal web)

"Al mattino quando apro gli occhi non ho nessuna tristezza, nessuna angoscia, perché la prima cosa che faccio è affidare la giornata al Padre Eterno. Che sia buona o cattiva, l'averla affidata mi fa sentire davvero tranquillo".

Qual è l'uomo che può parlare così, che vive così, che ragiona così? Uno a cui va tutto bene, al quale la vita ha dispensato generosamente successi e gratificazioni? Non proprio. E' uno normale certo; uno di noi. Ma c'è altro. Quando a 50 anni ti viene diagnosticato un tumore maligno ai polmoni e quello che sembrava un innocuo mal di schiena è solo il campanello che annuncia un ospite inaspettato venuto per portarti via per sempre, ecco, allora non è certo normale parlare così. 

Ma quello che esce dalle pagine di L'amicizia di Zanco, scritto sapientemente a quattro mani da Maurizio De Bortoli e Guido Mezzera per Itaca Edizioni, è il ritratto di un uomo che in maniera solare e trasparente ribalta tutte le nostre certezze esistenziali, mischia la gioia ed il dolore, lascia un'impronta indelebile nella vita di amici o casuali conoscenti. Spiazza e spariglia le idee e le convinzioni. 

E' l'irruzione di una vita nuova anche se è semplicemente la vita di Marco Zaninelli, detto Zanco, nato e vissuto a Gavirate, a quattro passi da Varese, marito di Tiziana e padre di tre ragazze, insegnante di musica e musicista, assessore al sociale, instancabile protagonista della vita della comunità del suo paese, trascinatore di popolo ed organizzatore di feste ed eventi sociali. E tanto altro ancora che comunque, anche allungando ulteriormente l'elenco, non riuscirebbe a dare spiegazione a quello che questa vita ha comunicato e testimoniato. Marco è morto nell'aprile del 2014 dopo circa due anni di malattia e terapie. Le pagine di questo libro ripercorrono la sua vita sin da bambino, con le sue passioni, la musica e la capacità di organizzare eventi di popolo, dalle feste parrocchiali a quelle della scuola paritaria, dal presepe vivente con 400 scout agli happening culturali estivi. Sempre in compagnia, sempre in mezzo alla vita, là dove scorre più intensa e più interessante; poi l'età adulta con il matrimonio e la paternità, l'appartenenza profonda alla comunità cristiana, in quel gruppo di ragazzi, oggi adulti, cresciuti nella sequela vivace al parroco don Roberto, capace di far maturare uomini e donne dalla personalità generosa e appassionata. Ma non era ancora abbastanza. Il suo cuore voleva dare ancora di più.

La malattia è l'occasione per accogliere un ospite nuovo, per conoscere e per fare spazio nella propria casa ad un amico tanto desiderato negli anni precedenti, quanto ancora sconosciuto. Un' accelerazione inaspettata ed affascinante verso la verità. 



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