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LETTURE/ Rentocchini, il poeta della periferia che sa "rivelare" il mondo

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Emilio Rentocchini 2014 (Foto di Kabir Yusuf Abukar, da Wikipedia)  Emilio Rentocchini 2014 (Foto di Kabir Yusuf Abukar, da Wikipedia)

Forse è proprio la musica interna quella che spinge la lingua agli angoli e la allarga, la dilata, la porta ad abbracciare il mondo di fabbriche e colline che è Sassuolo. Musica che può diventare litania di lingua, scherzi sonori di quando si era bambini, e proprio per questo, improvvisamente, serissimi.

Bene l'aveva intuita, la gravitas di questa materia aerea, Giovanni Giudici, che l'ha molto amata, tanto da parlare, per le ottave di Rentocchini, di peso metafisico. Un peso presente anche nei ritratti, come quello che il poeta fa di sé, quasi a metà del viaggio: "Sei un foglio di compensato che sorregge il cielo/ piantato lì di taglio in faccia alla pianura,/ l'esca di una parola in bocca al cielo" (#119); oppure, ancora una volta, le note di una musica struggente: "batto con le dita l'attacco di un blues che ferisce/ e faccio l'amore col tempo, godendo in pianto,/ perché uomo e tempo non si appartengono che all'istante". (#235).

E' come avere in mano una piccola felicità, per cui le cose di tutti i giorni, le cose  impoetiche, come la ruggine, la canna di gomma per l'acqua, il nailon, il calcio sono dentro, hanno diritto di cittadinanza, anzi, molto di più: c'è un grande mistero, tra una parola e l'altra, che dà nobiltà, ai cani, ai refoli di vento per la strada, alle figure rade, alla plastica, le ceramiche, il cemento, quasi fossero l'accesso a una miniera nascosta. "E' come se l'amore di quello che c'è/ avesse trovato qui l'ultimo asilo, / niente di perduto visto che niente passa: i muri scrostati, l'edera, noi sulla terrazza". (#74).

In questa simpatia non superficiale per tutto il visibile parlare, tra la luce e l'ombra, affondano radici le domande: sulla lingua (per ammissione dello stesso autore, ci sono oltre cinquanta ottave su questo tema), sul tempo, sull'essere in un luogo, sulla memoria, sull'amore di una donna. "La piuma smisurata del creato/ non è memoria o tempo ma soglia in sé". (#256). Così inizia l'ultima ottava del libro, come a invitarci, varcata la soglia della pagina, a fare spazio alla meraviglia, ferita eppure lucente, dell'esistenza.


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Emilio Rentocchini, "Lingua madre", Incontri editrice, 2016.



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