BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SHAKESPEARE/ Il piacere e il "terrore" di una poesia che svela l'anima

Pubblicazione:

Louis Coblitz, William Shakespeare (1847) (Immagine dal web)  Louis Coblitz, William Shakespeare (1847) (Immagine dal web)

In fondo l'inglese (o angloamericano che dir si voglia) ha pagato un certo prezzo per l'invadenza imperiale con cui ha colonizzato il modo in cui il mondo si esprime; a cominciare dall'Europa, dove esso ha battuto, come mezzo principale di comunicazione, le sue grandi lingue di cultura (l'italiano, il francese, il tedesco, lo spagnolo; perfino il russo). Cioè: l'inglese ha scontato questo suo trionfo banalizzando troppo spesso se stesso come lingua, divenendo uno strumento impersonale, un gergo da aeroporto. E' per questo che l'inglese ha oggi più che mai bisogno di Shakespeare e di tutto il linguaggio che egli rappresenta: non solo per riconoscere il discorso che corre sotto tutta la poesia angloamericana che viene dopo, nel Vecchio e nel Nuovo Mondo, fino a oggi; ma anche, diciamolo pure, per non dimenticare la sua anima.

Al di là, comunque, dell'inglese, dell'italiano ecc., la posta in gioco è il destino universale della poesia; la cui forza è prima di tutto il suo rapporto con la sensorialità. La nostra società — così spesso criticata per l'eccesso e la banalizzazione dei suoi richiami sensoriali, fino alla sensualità — è in realtà una civiltà dell'astrazione, perché depersonalizza e meccanicizza i rapporti umani, mescolando un individualismo superficiale a un altrettanto superficiale collettivismo. A forza di reprimersi senza esprimersi, ogni persona umana rischia di soffocare. La poesia è uno degli elementi fondamentali nella vita che possano soddisfare, nella singola persona, la sete di esprimere il proprio rapporto con la pelle del mondo; e attraverso ciò di dar voce alla sua speranza di salvezza. La poesia teatrale di Shakespeare è una delle realizzazioni fondamentali della poesia come servizio umanistico (dunque, umano) all'altro: il corpo di una persona si apre e piega a servire altre persone (gli spettatori) che stanno nell'ombra — ma che sono presenti, sono vicini.


-
(Estratto dalla comunicazione presentata il 19 marzo 2016, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, all'Accademia Mondiale della Poesia, nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.