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LETTURE/ Michelangelo, così la Resurrezione cambia l'uomo

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Michelangelo, Cristo Risorto o Cristo della Minerva (1520) (Foto dal web)  Michelangelo, Cristo Risorto o Cristo della Minerva (1520) (Foto dal web)

Non solo Cristo è uomo fino in fondo. Ma è l'uomo esaltato nel massimo grado della sua armonia fisica e della sua bellezza formale. È una sorta di eroe della potenza vincitrice della fede cristiana, un atleta della pietà che trasforma e rinnova la realtà della vita nella carne. Il corpo che la fantasia dell'artista gli attribuisce è un corpo perfetto nella sua struttura anatomica, percorso dal vigore di una scattante energia muscolare, suggerita dalla levigatura del marmo modellato con cura amorosa. Questo Cristo risorto è l'uomo restaurato, riportato alla pienezza della sua vocazione originaria, reso, perciò, trasparente sigillo della grandezza del Logos che sta al principio di tutto. Non è l'uomo qualunque, ma il nuovo Adamo. È il principio di un nuovo ordine della creazione. Il seme di una storia che può cambiare di segno, uscendo dalla parabola di decadimento a cui l'aveva condannata la ribellione degli antichi progenitori. In fondo alla strada inaugurata dalla resurrezione di Cristo, svetta il mistero della liberazione dalle catene del male e della morte, l'approdo a una possibilità di definitività eterna.

Ovviamente, per celebrare il dialogo ingaggiato dalla grazia divina con l'umile realtà di una condizione umana assunta come dato e ribaltata nel suo strutturale destino, Michelangelo non aveva bisogno di inventare codici estetici rivoluzionari. In quanto uomo del Rinascimento, adotta il linguaggio tipico dell'arte più alta della sua epoca, piegando l'imitazione del realismo sublime dell'arte pagana dei greci e dei latini al compito di ritradurre, nel presente, i contenuti della nuova visione cristiana del mondo. Gli antichi già avevano insegnato a costruire magistralmente la forma delle immagini. Bastava riappropriarsi dei loro segreti, adattare la loro tecnica superba alla volontà di diffondere, con la massima persuasività possibile, un pensiero alternativo, che aveva smascherato gli errori di un universo ancora ignaro del culmine ormai raggiunto dalla Rivelazione.

Facendo così, Michelangelo non scivola, comunque, nella spirale di un pelagianesimo ingenuo. Resta totalmente immune rispetto all'utopia di guarire i mali dell'uomo svincolandolo dal rapporto con l'onnipotenza di Dio, che lo immette nell'essere e gli ridona quanto la distorsione del desiderio umano aveva distrutto. La ri-creazione a cui si viene spalancati si staglia sempre sullo sfondo di un dramma, oltrepassando ogni sterile ottimismo presuntuoso. Il Cristo-uomo nuovo disegnato dalla mente devota di Michelangelo non si è fabbricato da sé una gloria a buon mercato. Impugna con il braccio destro non una lancia da guerra, ma il simulacro della croce. E anche se sul suo corpo perfetto non si legge il marchio vistoso delle piaghe da cui si è sprigionato il beneficio della redenzione, la torsione delle membra virili del Salvatore portano il braccio sinistro, proiettato in avanti come scudo di difesa, a trattenere saldamente la canna con la spugna imbevuta d'aceto, disgustoso sollievo concesso all'uomo del Golgota nelle ultime ore della sua cocente agonia. 



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