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LETTURE/ La musica segreta della creazione e il cuore attento di Elio Fiore

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V. Kandinskij, Impressione III - Concerto (Immagine dal web)  V. Kandinskij, Impressione III - Concerto (Immagine dal web)

Dopo i Dialoghi Fiore attraversò un estenuante silenzio, interrotto dalla pubblicazione delle «poesie di Natale» volute per Studi cattolici da Cesare Cavalleri che fu anche il suo primo recensore e che nel 1987 salutò così i Notturni: «Fiore non è mai poeta lirico, è carne e sangue di uomo vivo che dal flusso della storia risillaba l'eterno. Ecco, il silenzio. Di notturno in queste tredici sequenze vi è soprattutto il silenzio, il silenzio cosmico che non è intaccato dal respiro del mare. La poesia, del resto, si nutre di silenzio, e il sogno di Elio Fiore, vivo, è sempre a occhi aperti». 

Fiore ebbe pochi momenti di gloria. Il più intenso, forse, con l'uscita di In purissimo azzurro per Garzanti (1986). Questa volta fu Mario Luzi a introdurre i suoi versi: «Sono annunci, lamentazioni, terribili accuse, luminose ascese e discese della "profezia" che traversano il nostro tempo così impetuosamente e così implacabilmente che io non conosco altro libro di poesia nostra dove la tragedia dell'epoca sia altrettanto presente nei suoi grandi traumi apocalittici e nelle sue quotidiane circostanze, sotto la trafittura della luce e del grido».

Fiore fu amico di Montale. Quando il premio Nobel morì, la sua governante regalò a Fiore un cappotto («un aquascutum di Londra, con fodera scozzese»). Per lui fu un omaggio indimenticabile. Si vantava di avere la stoffa del poeta e titolò una delle sue raccolte migliori proprio Il cappotto di Montale (Scheiwiller, 1996). È un poemetto limpido sul senso della poesia, fittissimo di riferimenti biografici. È un testamento e una miniera di consigli per giovani scrittori. La prima lirica di questa raccolta è il miglior ingresso al laboratorio di un autore da riscoprire e di cui le Edizioni Ares hanno appena stampato l'opera omnia (Elio Fiore, L'opera poetica, a cura di Silvia Cavalli, Prefazione di Alessandro Zaccuri): 

Ascolta, giovane poeta, anch'io lascio
poco da ardere, ma ho visto l'azzurra luce
di Leopardi. Matto per questo mi hanno preso,
ma visionario significa essere fisso e attento
alla chiamata del mistero dell'Universo,
alla parola che tempera l'alto disegno
svelato del Creato. Ed io sono qui, per questo,
povero e solo, ma nel mio cuore il Verbo dell'Universo,
il canto, non calcolato come di certi nuovi credenti
del mio tempo. Ungaretti, Montale, Sbarbaro,
Bertolucci, Sibilla e Luzi, li ho cercati e mi hanno
riconosciuto. Vivo e attento ad ogni loro verso,
infiammato e fedele alle loro vite, riconosciuto
nel profondo del mio essere, scavo alla radice
della poesia, mente da mente. che dirti,
poeta che muovi i primi passi? Vivi intensamente,
stai lontano dai letterati infidi, ama i versi
dei poeti che hanno pagato con il sangue
la salita suprema, dopo la selva oscura e il principio
dell'anima smarrita. Sii fedele alla musica segreta,
alla chiamata del creato, ai segni invisibili,
e drizza l'occhio alla visione improvvisa,
alla chiamata. Nella notte dell'anima, sentirai
l'umiltà d'Iddio, la parola semplice, ispirata.
Altro non posso dirti, io che sono tra i vivi
e prego i morti, solo, ma resuscitato.

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