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ARTE/ Il "bambino" di Renato Birolli ci fa diventare grandi

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Renato Birolli, San Zeno, particolare (1931)  Renato Birolli, San Zeno, particolare (1931)

Birolli stesso, del resto, traccia un parallelo fra il bambino e l'artista ed esalta l'infanzia del cuore: "I bambini chiedono sempre perché.[…] L'artista chiede gli stessi perché. Il bambino pone i primi quesiti sul perché delle cose e l'artista pone i primi quesiti sul perché della bellezza, del dramma e della commedia. […] Il bambino cresca… Capirà allora che i suoi perché esprimevano il senso esatto di tutte le cose.[…] In noi ci son le due età: infanzia e maturità. E l' infanzia chiede e la maturità risponde entro di noi stessi. Ma guai a tradire o a schernire l'infanzia che è dentro di noi".

Ispirato a una tale "infanzia" è anche Il sogno del cavaliere, 1932, che l'artista definirà "un sogno di un uomo addormentato in piazza Susa". Dell'opera Birolli ci lascia una suggestiva interpretazione nello stesso 1932, dunque in medias res: "Ho messo personalmente il guardiano armato al Sepolcro di Cristo acciocché la Resurrezione avvenga indisturbata dagli uomini civili". 

Il dipinto rielabora un particolare della Resurrezione di Piero della Francesca. Il Cavaliere, però, è un uomo senza qualità. Come Fabrizio del Dongo a Waterloo, è un testimone inadempiente che non capisce l'evento cruciale a cui assiste. Certo, la Resurrezione va al di là della cultura ufficiale, della rispettabilità conformista, tuttavia Birolli non ne dipinge il Protagonista, ma l'inutile guardiano. Anche qui il volto del Cavaliere è tutt'altro che bello, anzi è un po' maldestro. Ma, sembra dire Birolli, è la stessa maldestraggine che caratterizza ogni uomo. E se non si giunge a quella condizione di infanzia, non si entra nel regno dell'arte.

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