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LETTURE/ Riformare la Chiesa con la vita: il "dono" di san Filippo Neri

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G.L. Bernini, Transverberazione di santa Teresa d'Avila, particolare (1647-52)  G.L. Bernini, Transverberazione di santa Teresa d'Avila, particolare (1647-52)

Al termine delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di san Filippo Neri (1515-1595) che è stato uno dei protagonisti della grande fioritura del cattolicesimo nella Roma controriformista del secondo Cinquecento, il dossier a lui dedicato dall'ultimo numero della rivista LineaTempo riapre il dibattito culturale sul senso della "riforma" dell'esperienza religiosa di san Filippo nella storia della Chiesa e della società europea del suo tempo e sulla lezione che possiamo trarne oggi.

Anche allora, agli inizi del Cinquecento, la crisi in cui si dibattevano la Chiesa e il mondo europeo era radicale, segnata da una parte dall'accumulo degli abusi e del "vuoto educativo" cristiano e dall'altra dalla scoperta del Nuovo mondo con tutte le nuove problematiche economiche, culturali e di politica internazionale che ne derivavano, per non parlare poi dei nuovi fermenti sociali e della nuova mentalità umanistica ed imprenditoriale che stavano cambiando il volto dell'Europa cristiana.

In molti l'immagine della Chiesa era caratterizzata dalla convinzione di una progressiva, ma inesorabile, decadenza, e la soluzione adottata da Lutero per sciogliere la sua crisi religiosa completa questa prospettiva, indicando come unica possibilità di "rinascita religiosa" il ritorno all'evangelismo abbandonando la Chiesa, la cui progressiva degenerazione aveva trasformato ai suoi occhi il cattolicesimo nell'incarnazione dell'Anticristo.

Spesso questa lettura "catastrofista" della storia del periodo si è imposta anche nel modo di leggere la "rinascita" cattolica del Cinquecento, al punto che gli esiti riformatori maturati in risposta alla presa di coscienza dei limiti vistosi del cristianesimo ereditato dalla tradizione, sono stati letti con i caratteri di una reazione aggressiva, scaturita dalla necessità di ristabilire un ordine violato (Controriforma invece che più correttamente Riforma cattolica). 

Rileggere l'esperienza di san Filippo ci aiuta a superare questa schematizzazione non realistica ed ormai storiograficamente superata (vedi il saggio di D. Zardin nel dossier citato).

La reazione dottrinale ed etica di fronte alle nuove fratture della cristianità non poteva generare, da sola, l'autoriforma. Perché questa maturasse, occorreva una nuova energia di proposta, in grado di rispondere con i fatti a un bisogno condiviso. E ciò accadde per quella che possiamo chiamare la forza dei carismi religiosi.  

Il rinnovamento della Riforma cattolica si riconosce nelle diverse figure di leaders capaci di guidare e di indirizzare altri sulle vie della fede e della vita cristiana, proponendosi nelle vesti di modelli con cui immedesimarsi: dai cappuccini a sant'Ignazio di Loyola, dai barnabiti a san Filippo Neri.

Ritornando a san Filippo è da osservare che, dopo una giovinezza influenzata dal "riformismo" savonaroliano e da un'impostazione filosofica tomista, quando la traiettoria della sua vita sembrava destinata a culminare con l'avvio di una professione intellettuale, nel 1537, lascia bruscamente gli studi di filosofia e teologia.

Venduto quanto aveva di più caro, ovvero i propri libri, il Neri si dette a un decennio abbondante di romitaggio urbano dal quale, infine, emerse come un "uomo nuovo": quello che, nel 1551, trentaseienne, prese gli ordini sacerdotali, e fondò l'Oratorio.



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