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LETTURE/ Zweig, Roth e Dostoevskij: quale "ragione" ci vuole per credere in Dio?

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Joseph Roth (1894-1939) (Foto dal web)  Joseph Roth (1894-1939) (Foto dal web)

L'accostamento del tema del divino in Dostoevskij ci conduce, però, a parlare di misericordia: innanzitutto perché consente di capire in che senso quest'ultima si accompagna più alla ragione "cattolica" (alla Roth) e meno a quella "romantica" (alla Zweig). Ciò infatti da cui la misericordia non può mai essere separata è il senso del peccato, vale a dire un tipo di autocoscienza che manca del tutto alla ragione romantica e la radice cristiana della quale Dostoevskij descriveva, nei Demoni, attraverso le parole dell'ateo Kirillov, nei termini di un "dolore della paura della morte".

Kirillov aveva capito che il suo tentativo di dimostrare la non esistenza di Dio non sarebbe riuscito se egli non avesse saputo sconfiggere il dolore per la paura della morte: proprio nel dolore per quella paura passa infatti la misericordia di Dio, sotto forma delle lacrime che l'uomo prova di fronte alla non accettazione (la paura) del limite invalicabile (la morte) che lo costituisce.

Siamo ai vertici, oggi forse non ripetibili, della letteratura e della riflessione non solo cristiana di tutti i tempi, preceduti sicuramente dal "lagrimar" di Dante di fronte a Virgilio nel primo canto dell'Inferno e dall'appello lanciato nel 1848 da John Henry Newman, in Loss and Gain, a non lasciar morire il cristianesimo, perché, senza di esso, l'uomo non avrebbe saputo dove andare, non avrebbe cioè più saputo conoscersi come bisognoso di salvezza.

La negazione del fatto che l'uomo, se vuole conoscersi, deve, in qualche modo, dispiacersi di negare il proprio limite (il proprio dover morire) porta all'affermazione di una sorta di auto-divinizzazione dell'uomo, con la quale il limite viene eliminato con mezzi umani: nel romanzo di Dostoevskij, è il suicidio di Kirillov e, nell'ateismo contemporaneo, il tentativo di rendere immortale l'uomo attraverso lo stravolgimento tecnologico della sua natura (Marx, Nietzsche, Sartre, Deleuze).

Ma il sentiero per risalire alla sorgenti della propria consapevolezza di essere qualcuno il cui limite non può essere umanamente redento resterà ancora aperto anche per l'uomo di oggi, in coloro i quali oltrepasseranno i propri peccati non per sostituirsi a Dio, ma per tornare a Lui e per affermare, con le parole di Stepan Trofimovic nei Demoni: "Non riconosco più nulla… Ma i nostri tempi torneranno e ricondurranno sulla via sicura tutta questa roba vacillante, roba di oggigiorno. Altrimenti che sarà mai?".



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