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LETTURE/ Dal caso Moro a Mani pulite, la lunga mano della Cia in Italia

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Aldo Moro (1916-1978)  Aldo Moro (1916-1978)

Uno degli eventi più rappresentativi della dissoluzione della nostra identità nazionale fu sicuramente il rapimento e l'assassinio del segretario della Dc Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1978. Fu il crimine culmine di una serie di violenze e sopraffazioni iniziate dieci anni prima, in quel Sessantotto che rappresenta l'inizio di un disfacimento dal quale non siamo ancora usciti. 

Il delitto Moro è tornato di attualità due anni or sono, in seguito alla decisione del Parlamento di dare vita ad una commissione d'indagine su quel crimine mai chiarito, ma anche per la riapertura delle indagini ad opera dell'autorità giudiziaria. Infatti, il pubblico ministero del tribunale di Roma Luca Palamara, titolare del fascicolo, si è recato negli Usa proprio nel 2014 per interrogare il funzionario statale americano Steve Pieczenik, oggi settantaduenne, che, durante il sequestro Moro, fu inviato a Roma dal presidente americano Jimmy Carter quale consulente del nostro ministro degli Interni Francesco Cossiga. Non si è saputo che cosa abbia detto Pieczenik a Palamara, e già questo non è un buon segno, in quanto dimostra che non c'è, da parte della stampa — eteroguidata — la volontà di non mollare la preda.

Andare a fondo su un crimine politico tra i più gravi della storia italiana del Novecento potrebbe sicuramente aiutare a fare finalmente chiarezza su una delle organizzazioni più oscure che hanno insanguinato per un decennio le nostre città: le Brigate rosse. Mi limito a ricordare che, dopo la morte di Margherita Cagol, compagna del fondatore delle Br Renato Curcio (1975, nel conflitto a fuoco con i carabinieri alla Cascina Spiotta di Acqui Terme per la liberazione dell'industriale Gancia rapito a scopo di estorsione), e con la seconda e definitiva cattura di Curcio e del suo braccio destro Alberto Franceschini (gennaio 1976), la direzione del movimento passò a Mario Moretti. Da quel momento ebbe inizio la serie interminabile di omicidi premeditati a freddo — a cominciare da quello del procuratore generale di Genova Francesco Coco e della sua scorta — che mai, prima di allora, si erano verificati. 

Mario Moretti era un freddo e determinato stratega, non un ingenuo idealista. Perché, se lo fosse stato, non avrebbe sequestrato Aldo Moro (per scambiarlo con otto compagni detenuti), ma magari Andreotti, o Fanfani. Di sicuro, un leader Dc gradito all'Occidente, alla Nato, agli Usa. Invece, Moro era assolutamente sgradito agli Stati Uniti, perché aveva deciso di aprire le porte del governo al partito di Berlinguer, ormai non più asservito a Mosca. Ma questo particolare (cioè un Pci finalmente italianizzato), l'America di Carter, di Henry Kissinger e di Pieczenik non lo dava certamente per scontato. Per loro, affidare qualche ministero al Pci significava consegnare all'Urss le chiavi di tutte le basi militari americane, i depositi di armi anche atomiche, i segreti americani sul nostro territorio.  



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COMMENTI
01/04/2016 - Ma per l'amor del cielo... (Massimo Zamarion)

Quando la mitologia o la gombloddologia reazionaria si fonde con quella comunista...

 
01/04/2016 - commento (francesco taddei)

noi abbiamo perso la seconda guerra mondiale, loro hanno vinto. voi dite liberato, ma le loro basi sul nostro suolo dicono conquistato. un paese senza identità è inutile che si lamenta, dovrebbe pensare a costruire una vera nazione.