BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Dal principe Miškin a papa Francesco, quando la bellezza porta a Dio

Pubblicazione:

A. Bierstadt, Temporale nelle Montagne Rocciose (particolare; 1886)  A. Bierstadt, Temporale nelle Montagne Rocciose (particolare; 1886)

Silvia Ronchey (La Stampa, 7 maggio 2008) ha scritto che il cristianesimo ha traghettato per strade sempre più complesse la concezione platonica del bello. Ha traghettato appunto, ha trans-ductumtrans-latum, ha trasportato da una parte all'altra prendendo su di sé il peso di una tradizione, l'idea che verità ed estetica si toccano. 

Lo ricorda san Giovanni Damasceno riferendosi all'icona: «Se un pagano viene da te dicendo: "Mostrami la tua fede", tu conducilo in una chiesa e mettilo davanti alle immagini sacre!» . Dunque nell'icona c'è tutto il senso fondamentale del cristianesimo, cioè il Dio fatto carne. Per il Damasceno non si può dipingere l'immagine di Dio perché non si può rappresentare l'ineffabilità. Ma nell'Incarnazione l'ineffabile ha avuto un corpo, con forma e colori. 

È a partire da questa idea che non è più ebraica, né greca ma cristiana che possiamo tentare una comprensione di quanto Dostoevskij mette in bocca al principe Miškin nell'Idiota: "La bellezza salverà il mondo".

Come esorta papa Francesco: "È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla "via della bellezza" (via pulchritudinis). Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù. Non si tratta di fomentare un relativismo estetico, che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto. Se, come afferma sant'Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, il Figlio fatto uomo, rivelazione dell'infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d'amore (Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium,167).



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.