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LETTURE/ Edward Hopper, il vuoto di questa America orfana dell'altro

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E. Hopper, Room in New York (particolare, 1932) (Immagine dal web)  E. Hopper, Room in New York (particolare, 1932) (Immagine dal web)

Persino la contestatissima mostra dei "Writers" in una serata inaugurale strepitosa per l'allestimento, la musica e la presenza di vari artisti con i quali poter parlare della loro accettata convivenza fra Street e musei, e con fuori un non piccolo esercito di uomini in blu armati e preparati a proteggerci, persino questa stimolante e particolare serata artistica non ha lasciato il segno di quella di Hopper.

Il perché dev'essere cercato in quella irrefrenabile attenzione per il "teatro" americano, attenzione che adesso si è creata per questo suo procedere verso l'elezione dell'uomo più potente del mondo. Hopper mi ha fatto vedere tutta la contraddizione e il conflitto tra il paesaggio con le sue luci e i colori apparentemente luminosi ma offuscati e le sue rare figure umane, quasi caricature, che appaiono qua e là come oggetti dispersi. Hopper mi ha fatto vivere la freddezza e la solitudine racchiuse in una natura desolantemente bella e vuota. Una natura lontana, buia e senza vita nella quale sorgono case o villette, strade o locali che a prima vista attirano e sembrano radianti per i vivaci colori, ma che avvicinandosi si rivelano come manifestazione di una crudeltà implicita. 

Non esplicita: ed ecco l'America del Nord con i suoi sterminati spazi e la sua potenziale grandezza ma con un'anima anche feroce nella sua determinazione, e violenta nella sua espressione. Con una storia oscura di conquiste, massacri, guerre, e schiavitù in cui si formava una coscienza collettiva che Hopper coglie e raccoglie in quello spietato silenzio che riempie i suoi quadri. Non c'è nulla di benefico, rasserenante o rassicurante nei suoi dipinti dove le dimore sembrano abitate da fantasmi o fantasmagorici individui senza carne, cuore o anima.

Questa è l'America del Nord come si vive in questi mesi con il degrado irruente dei primi protagonisti di queste elezioni e quello conseguente dei suoi attori minori, Cruz e Rubio: Jed Bush apparteneva forse ancora ai vecchi standard dei politici più raffinati? È stata quella la sua caduta, non riconoscere, non voler accettare l'aggressività che cresceva nel paese e che si cercava nei suoi candidati? Questo paese armato quanto poteva rimanere quieto e silente? In queste ore arrivano notizie che anche la Clinton nella sua lotta contro Sanders, che si è dimostrato impressionante, rompe le barriere del decoro che si era in ogni caso andato sgretolando già in precedenti elezioni. Trump si era subito fatto leader di questa campagna auto-distruttiva per i tradizionali e logorati partiti — già democratico e repubblicano avevano preso una strada senza ritorno; era finita e si era sfinita l'era in cui la differenza era notevole e significativa (seppur fosse sempre rimasta troppo ristretta la scelta di solo due partiti, due discorsi, due scelte: ci voleva altro). Ma questo altro è una meta forse ancora irraggiungibile. 



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