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LETTURE/ Da Benedetto XVI a Francesco, solo l'amore gratuito vince il Nulla

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Dal film "Marcellino pane e vino" (1955) di L. Vajda  Dal film "Marcellino pane e vino" (1955) di L. Vajda

LIPSIA — Quello che ha scritto Giuseppe Reguzzoni in un recente articolo sul pensatore tedesco Ernst Jünger è degno di essere pensato ed approfondito. In primo luogo l'intuizione di fondo: "il nichilismo può essere superato solo se attraversato e non semplicemente ignorato o condannato". Questa idea di "superamento" corrisponde all'idea di fondo di uno dei più grandi pensatori latinoamericani del ventesimo secolo, Alberto Methol Ferré, presentato al pubblico italiano in una lunga conversazione con Alver Metalli (Il papa e il filosofo, Siena 2014). Ogni errore ed ogni posizione del nemico contiene un "momento di verità", dice il pensatore latino americano, consulente della conferenza episcopale latinoamericana, scomparso nel 2009; senza comprendere questo "momento di verità" non è possibile superare la posizione che si vuole criticare. Reguzzoni specifica che "attraversare" non significa "necessariamente condividere", attraversare è insomma una forma del "superamento". 

Il pensiero da Reguzzoni è acuto, ma non mi era del tutto chiaro se esso davvero fosse verificabile concretamente in Ernst Jünger. La sua conversione tarda è certamente un grido che va preso sul serio ed alcuni sue idee mi hanno sempre aiutato a riflette in profondità su alcuni momenti della nostra esistenza storica. Per esempio la sua critica all'idea di "guerra di difesa" formulata in Der Arbeiter: "uno che conosce solo guerre di difesa non conosce per nulla la guerra perché egli in forza della sua natura è escluso da quegli elementi propri della guerra: coraggio, forza, baldanza (…) ed è incapace di evitare che nell'ordine delle cose entri la guerra". 

Ma questo eroismo del coraggio, della forza e della baldanza è davvero una soluzione proponibile oggi? E se sì, per chi lo è?  Ha compiuto il suo 85 anno un altro filosofo tedesco, Ferdinand Ulrich, che secondo me, è forse la mente più chiara e profonda del pensiero filosofico del ventesimo secolo, anche se conosciuto solo in alcuni ambiti e quindi decisamente meno famoso di Jünger. In quest'uomo, amico intimo di Hans Urs von Balthasar (1905-1988), siamo confrontati con un eroismo mariano, con l'eroismo quotidiano di quella giovane ragazza che nel segreto di Nazareth dice sì all'avvenimento più grande della storia e del cosmo: l'incarnazione di Dio nella "forma di schiavo". 

La sua più grande opera risale al 1961: Homo abyssus. Das Wagnis der Seinefrage ("Homo abyssus. Il rischio della domanda sull'essere"). Di quale rischio si sta parlando? Quello del "medesimo uso delle parole essere e nulla". Il nichilismo può essere superato solo se attraversato e non semplicemente ignorato o condannato, si diceva. Nella formula ontologica di Ulrich viene mostrato un metodo di attraversamento e superamento del nichilismo. 



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