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HEMINGWAY/ Il segreto per affrontare una vita che si "spegne" ad ogni istante

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Ernest Hemingway (1899-1961) al suo tavolo di lavoro (Foto da Wikipedia)  Ernest Hemingway (1899-1961) al suo tavolo di lavoro (Foto da Wikipedia)

Il mito del macho non è crollato per il suicidio del grande scrittore nel 1961, esito non di disperazione esistenziale, ma di trauma cranico, problemi alla vista, danni a fegato, milza e reni, causati dai due incidenti aerai in Africa nel 1953. Le ferite riportate lo provarono sul piano sia fisico sia nervoso, trattato anche con elettroshock, la degenerazione delle condizioni psicofisiche aggravate dall'alcool e la conseguente perdita della memoria a breve termine e allucinazioni paranoiche furono inarrestabili. Mary, l'ultima moglie, lascia aperto il mobiletto delle armi, perché un uomo, riferisce la biografa Lynn, ha diritto a poter prendere ciò che è suo; Hemingway scende, apre il mobiletto, prende il fucile a doppia canna e si spara. Un segno di coraggio? E' questo che Hemingway adombrava con la carcassa del leopardo venuto a cercare la morte sulla cima del Kilimanjaro? Il courage, grace under pressure? Il coraggio, grazia sotto pressione? Se vale per Hemingway anche quello che lui stesso disse del padre suicida, il suicidio è egoismo non coraggio.

Per la critica letteraria, il macho è svanito nella discussione del gender seguita alla pubblicazione postuma di The Garden of Eden nel 1986, romanzo dove la sessualità si fa variegata, anzi, confusa, ed è subentrata la lettura psicanalitica che vede nel rapporto di odio per la madre Grace, che lo vestì come la sorella da bambino e gli fece prendere lezioni di clavicembalo, un aspetto fondamentale dello sviluppo della sua personalità, umana e letteraria. Per non parlare della lettura ecologista di Santiago come l'uomo che vive nella natura, anche questa  alimentata dal mito dell'uomo che fin da bambino sul Lake Michigan andava a pesca col papà, e che ebbe in dono il suo primo fucile a dieci anni.

Ma se il macho è esistito principalmente nel mito che tanto serviva alle copertine di Time, chi era Hemingway, e che rapporto aveva con se stesso, vale a dire con his writing, la sua scrittura, la sua opera? Più volte Hemingway espresse la sua scarsa considerazione dei critici, intenti a tradurre ciò che, se vero, parla da sé, mentre i critici non prestano attenzione ai dettagli, e i dettagli sono l'essenziale. Ebbe parole di ammirazione solo per il critico Kaskhin che lo riassunse come un insieme di contraddizioni, una mens morbida in corpore sano, a cui faceva da cura la scrittura non a caso definita da Hemingway architecture, architettura, e non Barocco, punta di un iceberg ben oltre la superficie.  

Quale è la "malattia" che rese la mente di Hemingway morbida, e non nel senso di indulgere in dettagli morbosi, ma in quella "naturalezza perversa" che associa nella prefazione di Addio alle Armi le due stesure dell'opera, l'una, alla nascita del figlio con parto cesareo, e la seconda, al suicidio del padre?



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