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HEMINGWAY/ Il segreto per affrontare una vita che si "spegne" ad ogni istante

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Ernest Hemingway (1899-1961) al suo tavolo di lavoro (Foto da Wikipedia)  Ernest Hemingway (1899-1961) al suo tavolo di lavoro (Foto da Wikipedia)

La muerte, che sta al centro della faena carica di aficion del matador nella corrida spagnola; morte, lavoro e passione che stanno al centro della minuziosa narrazione della corrida spagnola in Death in the Afternoon già nel 1932. La corrida, spiega Hemingway, insegna a scrivere, perché "Cercavo di imparare a scrivere incominciando dalle cose più semplici, e una delle cose più semplici e fondamentali è la morte violenta", Morte nel Pomeriggio (cap. I). E cosa trasmette il torero nel mezzo di una grande faena? "Il sentimento dell'immortalità", che "dimostra con la spada" (cap. XVIII). Tale è la potenza di questo gesto iconico che dal 1932, anno in cui raccontò in Death in the Afternoon, con dovizia di foto e dizionario, la realtà della corrida, al 1952, anno di pubblicazione di The Old Man and the Sea, Santiago alza la lancia e la affonda nel marlin nello stesso gesto del matador che mette la pica nel corpo del toro. Perché il cacciatore di The Green Hills of Africa (Hemingway stesso) si vergogna del colpo mal tirato al bufalo che gli ha fatto uscire le budella che l'animale ora si trascina dietro, senza poter morire.

Istinto di autodistruzione latente, come quello che ha spinto il leopardo di The Snows of Kilimanjaro in mezzo alla neve di vette altissime a morire?  Shakespeare ebbe a definire la morte come "the undiscovered country,/from which no traveller ever returns", metafora ben adeguata di un viaggiare di corpo ed anima alla ricerca di ciò fa di uno scrittore uno scrittore, come ebbe a dire Hemingway nel discorso di accettazione del Premio Nobel: "Se è uno scrittore  abbastanza bravo deve affrontare l'eternità, o la mancanza di essa, ogni giorno".

Al fondo dell'esplorare di Hemingway sta il segreto a tutti familiare e a nessuno conosciuto, quello rispetto al quale si è soli nell'arena, matador e toro, uomo e pesce: come vivere la vita che va verso la morte, e che muore ad ogni istante. Hemingway ebbe a percepire la mortalità, la finitezza, e a ricercare come essa potesse divenire opera d'arte. La precisione della scrittura, la cesellatura dell'apparente semplice, il dialogo ricco di dettagli "inutili" al procedere narrativo, il ritmo jazzistico che Tom Stoppard, drammaturgo contemporaneo, orecchia nella prosa di Hemingway, non sono "decorazione di interni", ma appunto "architettura", che trattenga nell'essere, per il breve tempo di una lettura, ciò che rotola verso il nulla.  

Per questa tensione la pagina più commovente di Hemingway è la conclusione di Death in the Afternoon, il "Se fossi riuscito a fare un vero libro, ci starebbe stato dentro tutto"; perché questa era l'ambizione di Hemingway, tentazione mortale del romanzo moderno, che tutto possa stare nel romanzo, che l'arte possa tutto com-prendere. 



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