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HEMINGWAY/ Il segreto per affrontare una vita che si "spegne" ad ogni istante

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Ernest Hemingway (1899-1961) al suo tavolo di lavoro (Foto da Wikipedia)  Ernest Hemingway (1899-1961) al suo tavolo di lavoro (Foto da Wikipedia)

Chi è Papa, il nomignolo affettuoso di Ernest Hemingway; il suo mito, passato o recente, quello che Woody Allen presenta in due mirabili clips in Midnight in Paris; l'uomo nascosto dietro il mito, o solo le parole terse (e già solo quelle basterebbero per mantenerlo nel Pantheon dei grandi), pescate da uno sguardo passato quasi a setaccio sul fondo del mare della vita, ad imprigionare i dettagli di camminatoi, strade, sentieri, passaggi, vie, colline e mari a Parigi, Pamplona, Africa, Key West e Cuba; uno sguardo che sembra uscire da un corpo fattosi puro osservatore, anche quando la maschera indossata è quella di una hard-boiled night di Robert Jordan con la fragile Maria, dai capelli cortissimi e dal corpo violato in Farewell to the Arms, Addio alle Armi.

Non regge più la favola del macho pieno di sé accanto alla preda uccisa nel safari in Africa del 1934 o del grande pescatore a bordo del Pilar con a fianco un marlin invidiabile, anche se non paragonabile a quello di Santiago, the old man and the sea nella novella che valse a Hemingway sia il Pulitzer nel 1953 che il Nobel nel 1954. Le foto di un Hemingway diciottenne sulla branda, con lo sguardo se non gioioso perlomeno ancora innocente, dopo essere stato ferito nel 1917 a Fossalta del Piave, nei pressi di Venezia, non trasmettono certo quell'immagine di virilità imponente che il grande cacciatore o boxeur seppe creare, come se passasse tutta la sua giornata a dare di boxe, pescare, ammirare tori, sparare nel lick africano e ovviamente bere uno, anzi, più mojitos. Una vita di pura sregolatezza ed avventura?

La routine di vita dello scrittore a Cuba negli anni Cinquanta (ma anche a Parigi negli anni Venti, anche quando i mezzi erano ben più miseri) era a dire il vero simil-monastica; sveglia appena chiaro, scrittura, rilettura, riscrittura, fino a trovare quel "sospeso" che avrebbe permesso il giorno dopo di riavviare la scrittura, e poi nel pomeriggio leggere i grandi autori, ascoltare i grandi compositori, ammirare i grandi pittori (in un'intervista Hemingway fa un elenco di una quarantina di nomi fra scrittori, musicisti e pittori, e poi si ferma per non peccar d'omissione, ma sempre in testa a tutti metterà Mark Twain, Bach e Cézanne) e poi vedere amici e mogli (ne ebbe quattro, Hadley, Pauline, Martha e Mary, e tre le lasciò solo quando la nuova moglie era già certa), e far tutto quello per cui il mito nacque, in un continuo peregrinare da una terra all'altra. Viaggiatore ed esploratore che fissa spesso nei suoi scritti lo sguardo sulla strada, anche quando la strada è la scia della barca di Santiago. 



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