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LETTURE/ Davanti al male, le parole non servono. Oppure sì?

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Nonostante tutto, "l'amore spera sempre, malgrado l'evidenza, e aspetta sempre, perché l'eternità non ha fretta". Lucidissima, urla che non è giusto morire così giovani, ma emerge un'ultima pace: "credo che a ciascuno di noi sia assegnato il tempo necessario per fare le cose che deve fare e dire le cose che deve dire. Credo che ognuno di noi venga al mondo con un compito e che, una volta portato a termine, debba andare via per lasciare spazio e tempo a chi dovrà fare altro. Non so per quale compito io sia nata, mi consola sapere che, se vado via così presto, è perché l'ho già completato".

Consapevole di essere giunta alla fine, la donna, grata, abbraccia la sua dottoressa: "ci rincontreremo", sussurra, come una promessa. Le lascia una lettera in cui scrive: "abbi cura di te, per quello che sei, abbi cura della tua fragilità, dei tuoi dubbi, delle tue incertezze: sono le cose che ci rendono umani".

Avrebbe tanto desiderato compiere un viaggio nella Loira, tra gli immaginati castelli della valle fiorita. Per lei, il viaggio lo fa l'amica dottoressa, che così scrive, concludendo il suo ricordo: "E ti ho portato qui, davanti a questo bellissimo castello, il più romantico della valle della Loira, il più raffinato ed elegante. Che tu possa ammirare tutte queste bellezze attraverso i miei occhi e so che è possibile, perché, come ha scritto il tuo amato S. Agostino, 'coloro che ci hanno lasciato non sono degli assenti, ma degli invisibili, che tengono i loro occhi pieni di luce fissi nei nostri pieni di lacrime'".

Leggiamo queste parole, che la risacca del caso sembra avere spinto fino alle nostre rive, con un senso di stupore e di gratitudine.



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