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LETTURE/ Padron 'Ntoni, antieroe dimenticato che ci parla dei trentenni di oggi

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'Ntoni prova a sfuggire, ma fallisce anche da emigrante e quando torna al paese lo scenario della sua astiosa insofferenza verso l'ordine non scritto delle cose ha trovato nuovi compagni: i pomeriggi a bere e il contrabbando. Cani randagi della società meridionale, nei decenni a seguire, trovarono la "maffia", e poi l'eroina e poi le droghe sintetiche e ancora il contrabbando e ancora la bottiglia. 

Chiunque si senta costretto in un ordine delle cose rischia di scavarsi galere più grandi: questo ci dice 'Ntoni. Galere, però, almeno costruite con le proprie mani e non camicie di forza confezionate dalla retorica politica o didascalica. 'Ntoni croce e delizia, ché il disagio non fa male soltanto a se stessi, ma anche agli altri: venduta la barca di famiglia, finita in mani diverse e nemiche la casa patriarcale. 'Ntoni, nonostante tutto, che si porta addosso la seduttività perversa dell'insofferenza e che, perciò, la padrona dell'osteria predilige allo sbirro fitusu e leguleio protetto dalla verità della sua divisa, Don Michele. La coltellata con cui l'aspirante malacarne ferisce lo sbirro è una forma soltanto provvisoria e anodina di sollievo e soddisfazione: sarà fonte, anzi di nuovi guai. Perché l'altra faccia della legalità unitaria è l'avvocato del giovane irrequieto, che sa i codici, nel senso che li usa come strumenti per rimaneggiare i fatti a processo ed ecco che la coltellata diviene difesa dell'onore di Lia, l'amata sorella. Povera sventurata! Finirà, per scacciare l'eco molesta e divoratrice delle voci, prostituta a Catania — altra categoria ipocritamente repressa dal diritto "criminale" (come si diceva) del Regno, cui erano destinate misure di prevenzione a pioggia e come sarà per decenni. 

Alla fine, abbiamo 'Ntoni tramortito e redento che è finalmente entrato nella logica del rispetto delle sue radici: dopo una vita di tumulto e tumulti, l'equilibrio è il commiato amaro all'innocenza perduta. I vecchi critici, troppo gramsciani troppo crociani o forse semplicemente ansiosi di arrivare a quella che gli storici e gli esegeti chiamano "moralisatio" (trarre le conseguenze morali da fatti naturali e umani), contrappongono l'erratico autoesilio di 'Ntoni — in paese, ma non nella casa di famiglia — ai valori costruttivi, semplici e dimessi di Alessi, che mette su famiglia e riesce a riottenere la Casa del Nespolo. 

Sì, probabilmente la contrapposizione c'è. Ma se fosse tra vittoria e sconfitta… potremmo capirlo. Visto che la si imposta come contrapposizione tra la ragione ed il torto, non ci sentiamo di relegare 'Ntoni alla condanna che già ha avuto sulla pagina. Come tutti gli insofferenti travolti dalle transizioni, è più carcerato che carceriere, più estraneo che complice. Nelle angosce violente di 'Ntoni c'è tanto della precaria condizione di molti trentenni di oggi: incattiviti dai tempi, in equilibrio assai incerto sul crinale del tempo che cambia, artefici del proprio destino e contemporaneamente costretti a gestire la transizione verso un ampio peggioramento delle condizioni di vita. La peggior pena di Don Chisciotte, e però il suo più consolatorio sollievo, non fu proprio il "morir rinsavito"? 



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