BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Dante e l'inganno di Foscolo

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

A Dante viene sottratto, in questo modo, il piedistallo su cui lo avevano collocato i romantici. L'aura che lo circondava nell'Ottocento, e non solo nell'Ottocento, subisce una sconsacrazione. Per Santagata, colui che si proclamava apertamente profeta, in un'ambiziosa auto-investitura, reagiva in realtà a un profondo disagio, rovesciando "una sensazione di inadeguatezza in una persino spropositata affermazione di sé". E la volontà dantesca di ribaltare la realtà proiettandosi nel futuro era in fondo "un modo di sfuggire la realtà". 

Già Guglielmo Gorni, qualche anno fa, aveva denunciato tradizionali impostazioni agiografiche, fino a intitolare un suo volume d'insieme — sintesi di una ricca serie di sondaggi — Dante. Storia di un visionario. Inevitabile, per il lettore non ingenuo, pensare a un altro titolo, non proprio lusinghiero; quello con cui Kant introduceva la demolizione di un pensatore avventato quale Emanuel Swedenborg, il "mistico" svedese certo di essere in contatto con gli spiriti. Nella sua fantasmagorica teosofia, Swedenborg aveva attinto a piene mani dalle visioni ricevute. O forse, dalle allucinazioni? Kant non nutriva dubbi, e il suo scritto — I sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica — rimane un godibile esempio di polemica ben assestata. Nessuno, naturalmente, può credere che l'autore della Commedia sia davvero paragonabile ai teosofi moderni, e il primo a non crederlo era lo stesso Gorni. Per una filologia non agiografica, si tratta semmai di delimitare, in maniera rigorosa, le falde di utopismo presenti nell'immagine che Dante elabora del futuro. Il verticalismo dantesco, proteso verso l'eterno, si unisce infatti con una spinta orizzontale e prospettica rivolta all'avvenire, ed è appunto sul piano del preventivo storico, della decifrazione dell'imminenza che si gioca il profetismo della Commedia, tingendosi di colori utopici nei suoi annunci di una prossima armonia terrena, sotto l'egida dell'Impero universale. 

Ma a questo punto si fa strada un nuovo problema. Diremo che la poesia di Dante è viva a dispetto della sua ideologia, in parte estinta o in via d'estinzione? Derubricato il mito (non meno ottocentesco che medievale) del poeta che inabissa civiltà scadute e addita cieli e terra nuovi, dobbiamo comunque fare i conti con la pretesa della poesia di interrogare i nostri assetti mentali, di rivoluzionare la grammatica delle nostre convinzioni; e magari, di incidere sulle nostre aspettative, o sulla nostra assenza di aspettative. L'opera dantesca è un caso particolarmente clamoroso di una sfida presente in ogni frammento poetico. Da questa provocazione non riusciamo facilmente a liberarci, per fortuna. Ma è doveroso ripensarne la natura, la portata, le possibilità, i limiti. Anche a partire dalla Commedia di Dante; che non si lascia imprigionare in approcci riduttivi.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.