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LETTURE/ Manzoni e il vero "errore" di Don Rodrigo

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Per questo il modo in cui Don Rodrigo si consuma, il suo improvviso declino, è un capolavoro, una sequenza cinematografica: bagordi, ritorni agitati, sogni molesti, resa col tradimento del Griso, il capo dei suoi scherani. In un niente si consuma quel falso lignaggio: nemmeno trenta denari, nemmeno l'incedere della malattia, ma le sue semplici avvisaglie. Un declino retributivo, dove la beffa sacrilega che Don Rodrigo rivolse ad Attilio gli torna potenziata dalla disfatta. Devoti, però, a Terenzio (umani a cui nulla di umano può risultare estraneo) siamo un po' più solidali con questo tiranno disarcionato, questo prevaricatore soverchiato a sua volta e infine sbatacchiato. Che ha impiccato la sua idea dell'onore e della riuscita a un modo falso di cui il Seicento rappresenta più la conclusione caotica che non il nobile canto del cigno.



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