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LETTURE/ Noi e gli armeni, due chiese con un solo cuore

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Foto R. Graziotto  Foto R. Graziotto

Tenendo conto del conflitto di cui ho parlato prima si può capire quale sia il peso e il significato che la visita del Santo Padre avrà in questa terra. L'abate l'ha contestualizzata in un lungo percorso fraterno, incominciato con la visita di Giovanni Paolo II in Armenia il 25-27 settembre 2001, in occasione del 1700esimo anniversario della proclamazione del cristianesimo come religione ufficiale del paese. 

Nel nostro dialogo davanti alla chiesa più antica del monastero, dedicata a San Gregorio e risalente al X secolo, ho avuto l'occasione di chiedergli quale rapporto sussistesse, in riferimento al battesimo, tra la Chiesa apostolica armena e quella romana cattolica, rappresentata in Armenia da una piccola comunità, quella armeno-cattolica per l'appunto. Mi ha risposto che il battesimo viene riconosciuto reciprocamente, che vi è insomma un'unità ecumenica a questo livello. E che in genere vi sono rapporti molto buoni con la piccola comunità cattolico-armena. Anche la comprensione dell'eucaristia è molto simile a quella romano-cattolica. 

Abbiamo addirittura parlato del monofisismo, quella visione teologica che assegna a Cristo una sola natura, quella divina, e che io erroneamente pensavo che fosse parte del credo armeno apostolico. Parlando una volta con il vescovo copto Anba Damian residente in Germania (la confessione copta è monofisita), mi ero accorto che il monofisismo di fatto non gioca un ruolo molto grande nella predicazione e nella comprensione della fede. L'abate armeno mi ha detto che la Chiesa apostolico-armena non è monofisita e che questa attribuzione è dovuta ad un fraintendimento. Alla fine del dialogo gli ho chiesto di benedire il nostro gruppo, cosa che ha fatto prontamente davanti all'altare pregando con noi un "Padre Nostro" (lui in armeno con i nostri amici armeni, noi in tedesco) e benedicendoci in tedesco. 

Questo incontro è stato per me molto importante perché credo che solo in forza dell'incontro con Cristo, anche nella modalità ecumenica, che in questi tempi ha avuto il punto massimo nel recente incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill di Mosca a Cuba, sia possibile proporre qualcosa alle nostre sorelle e ai nostri fratelli uomini che ci permetta di essere felici anche in situazioni altamente complesse e pericolose. Una felicità che ho visto nelle piccole cose, come il fatto che le ragazze armene siano riuscite a contagiare con il loro entusiasmo quelle tedesche, più tristi e solitarie. "C'è un solo motivo — scriveva Luigi Giussani in un suo libro — per cui la vita può diventare lieta: non è la soddisfazione che a una determinata esigenza venga portata; (…) la vita diventa lieta se c'entra il destino (…) questo destino si è messo in cammino con noi per le strade — per le strade! — e si chiama Cristo. Se questo Cristo è in mezzo a noi, è l'attenzione vicendevole in nome Suo che dà pace".



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COMMENTI
23/04/2016 - Grazie Roberto Graziotto (Bruno Brunelli)

Grazie Roberto, la tua testimonianza di un ecumenismo concreto, fatto di incontri e di amicizia è veramente bella e importante. Con gli amici cristiani di oriente come con i luterani con cui vivi ogni giorno in Germania. Nel riconoscimento che il Papa fa lo stesso che fai tu, nella stessa strada, nella sua guida. Mi piace molto tutta la parte finale anche con l'accenno alla pace come anche Cristina sottolinea. E con la citazione di Giussani. Grazie!