BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Noi e gli armeni, due chiese con un solo cuore

Pubblicazione:

Foto R. Graziotto  Foto R. Graziotto

Caro direttore,
appena tornato dal mio viaggio annuale in Armenia, un viaggio di gemellaggio con una scuola di Yerevan, mi sono imbattuto nelle notizie complesse e tristi riguardanti una nuova fase del conflitto nella regione del Nagorno Karabakh. Il nuovo scenario del conflitto implica il pericolo che questa guerra regionale diventi un proxy war tra la Russia, che sostiene l'Armenia, e la Turchia, che sostiene l'Azerbaijan. 

La stampa internazionale ha parlato di questo conflitto come di una ripresa della guerra fra Armenia ed Azerbaijan, in realtà la guerra è scoppiata fra il Nagorno Karabakh e l'Azerbaijan, e l'esercito armeno non ha sparato nemmeno un colpo.

Il vescovo cattolico armeno, mons. Raphael Minassian, secondo AsiaNews spiega che un atteggiamento di neutralità non è opportuno perché molti fatti sono una grave violazione del diritto internazionale, come ad esempio "i bombardamenti indiscriminati dell'artiglieria azera sui centri abitati da civili e di scuole", "la decapitazione di un soldato armeno del Karabakh con esibizione trionfante della testa tagliata", fotografata ed esibita come trofeo sui social media, e soprattutto "la barbara esecuzione di una coppia di anziani armeni cattolici (Valera Khalapyan e sua moglie Razmela, ndr) nella loro casa a Talish, occupata il 2 aprile scorso dalle truppe dell'Azerbaijan. I due anziani sono stati uccisi con la loro figlia, a sangue freddo dopo aver loro amputato le orecchie". 

Queste notizie assumano per me il volto di tanti amici, giovani e più anziani che ho conosciuto in questi anni, non perché siano ora coinvolti direttamente nel conflitto — lo sono certamente a livello emotivo —, ma perché esso fa parte di una lunga storia, la storia che ha avuto il suo punto massimo nel genocidio del 1915-1918 e che in modo ininterrotto da allora fino ad oggi getta le sue ombre su questo piccolo e grande popolo cristiano. 

Vorrei in questa lettera parlare di un ultimo ed inaspettato amico, l'abate Aristakes Wardapet Ayavazian, del monastero Haghartsin, disperso in una valle isolata dal mondo, in direzione della Georgia, incontrato sulla soglia della chiesa, meglio delle chiese adiacenti al monastero. Il Monastero di Haghartsin ("danza delle aquile") costruito da due fratelli, prìncipi della dinastia dei Bagratidi, comprende due chiese ed una cappella. È stato per me un incontro importante, perché mi ha permesso di parlare con un uomo di chiesa armeno in tedesco, senza la mediazione di traduzioni. L'abate Ayavazian ha studiato tedesco ad Eichstätt, una città bavarese con una piccola ma importante università cattolica ed ha vissuto alcuni anni ad Halle, nel Land dove vivo da ormai 14 anni, in cui si trova una parrocchia molto attiva della chiesa apostolico-armena. Nel monastero in cui attualmente si trova sono attesi per i prossimi anni una ventina di nuovi monaci, in obbedienza al Catholicos (non vi sono, nella chiesa apostolico-armena, diversi ordini religiosi, ma per l'appunto dei monaci che hanno come superiore il Catholicos), il responsabile ultimo della Chiesa apostolica armena, che papa Francesco incontrerà a fine giugno. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
23/04/2016 - Grazie Roberto Graziotto (Bruno Brunelli)

Grazie Roberto, la tua testimonianza di un ecumenismo concreto, fatto di incontri e di amicizia è veramente bella e importante. Con gli amici cristiani di oriente come con i luterani con cui vivi ogni giorno in Germania. Nel riconoscimento che il Papa fa lo stesso che fai tu, nella stessa strada, nella sua guida. Mi piace molto tutta la parte finale anche con l'accenno alla pace come anche Cristina sottolinea. E con la citazione di Giussani. Grazie!