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24 APRILE 1916/ Rivolta di Pasqua, quando la patria vale il sacrificio della vita

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Dublino nella Pasqua 1916 (Foto mirror.co.uk)  Dublino nella Pasqua 1916 (Foto mirror.co.uk)

Fu esattamente cento anni fa, il 24 aprile del 1916, che una piccola, antica nazione europea insorse a rivendicare, davanti a Dio e davanti agli uomini, il proprio diritto alla libertà. 

Si trattava dell'Irlanda: una terra antica, da secoli soggetta ad una dominazione straniera.

L'Irlanda era stata la prima conquista coloniale britannica, la prima tappa di un tenace progetto di conquista che doveva passare dapprima dalla sottomissione delle altre nazioni delle isole britanniche (Galles e Scozia) per poi rivolgersi all'Europa, alle Indie, alle Americhe, al mondo intero. La Gran Bretagna divenne una potenza quasi mitica, una sorta di nuovo Impero Romano apportatore di civiltà, la Nazione Eletta destinata a dominare il mondo. 

Parecchi sono i popoli che hanno fatto le spese di questa "missione" di cui si sentiva investito l'Impero Britannico, ma il calvario più lungo e doloroso è stato quello percorso dall'Irlanda. Quest'isola, da cui nel medioevo erano venuti monaci e cavalieri, studiosi e mistici, poeti ed evangelizzatori instancabili, subì per secoli il tentativo ossessionante degli invasori di strapparle l'anima. Le fu tolta l'antica lingua gaelica, la libertà, la cultura, ma nessuno riuscì mai a toglierle la fede.

Paolo Gulisano, scrittore italiano ma evidentemente con un'anima anche irlandese, racconta nel suo libro Per l'onore di Irlanda (editrice il Cerchio) la storia della lunga lotta per la libertà che culminò nell'aprile di cento anni fa nell'insurrezione di Dublino, quando "il mondo guardò con grande stupore quei pochi uomini coraggiosi che sostennero la lotta perché la luce della libertà risplendesse nella nebbia di quel mattino", come dicono le parole di The Foggy Dew, uno dei più bei canti scritti per celebrare la Rivolta di Pasqua.

Gulisano non si limita a illustrare le complesse vicende che coinvolsero l'Irlanda nella guerra d'indipendenza scoppiata nel 1916, ma racconta tutti gli antefatti, e ricostruisce sinteticamente ma in modo esauriente i lunghi secoli di lotte, di sofferenze, di speranze del popolo irlandese.

Ci parla della Grande Carestia, quell'evento apocalittico che si abbatté sull'isola a metà dell'800, facendo più di un milione di morti in un Paese che allora ne contava sette, e costringendo un altro milione ad emigrare negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, nella stessa Inghilterra. Eventi che spesso il pubblico italiano ignora.

Ancora Gulisano ripercorre gli eventi e le grandi figure della storia irlandese: da Daniel O'Connell, colui che riuscì a far abrogare nell'800 le odiose leggi penali, risalenti al regno di Elisabetta I che avevano cercato di estirpare le radici culturali e religiose dell'Irlanda, a Michael Davitt, che si batté per la riforma terriera, per restituire al popolo, ai contadini, la terra dove lavoravano come servi dei grandi latifondisti, fino alla Rinascita Celtica di fine '800, che vide protagonisti grandi scrittori come W.B. Yeats, per arrivare infine a dipingere — in un quadro spesso commovente — gli eroi del '16: il poeta mistico Patrick Pearse, il sindacalista James Connolly, la contessa Costance de Markievicz. 



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COMMENTI
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