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25 APRILE/ L'Italia fondata sull'antifascismo non è mai esistita

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Sergio Mattarella (Infophoto)  Sergio Mattarella (Infophoto)

Così è nata, ad esempio, nelle carceri fasciste, la nuova classe dirigente del partito comunista italiano. Così si è capito, dopo aver perduto molto tempo, che solo la guerra e l'intervento di potenze più forti potevano battere il fascismo: la guerra, ossia quell'eventualità che ripugnava al vecchio antifascismo ancora impeciato di sentimentalismo patriottico".

Proprio l'autore di queste righe, un dirigente del Partito d'Azione come Vittorio Foa, lo denuncerà nell'ottobre del 1946. Sono tratte da un articolo prezioso, intitolato "Le autonomie e le macchine politiche" (ripubblicato nel volume Per una storia del movimento operaio, edito da Einaudi nel 1980). Vi è sintetizzata con un'efficacia analitica insuperabile la storia dell'Italia fino alla Liberazione e viene prospettata, con una precisione quasi millimetrica, la storia dei rapporti incestuosi tra lo Stato, l'economia, i partiti, l'amministrazione pubblica fino ad oggi.

Il sistema elettorale proporzionale (non diversamente da quello uninominale del passato), la politicizzazione (attraverso il ricorso all'arbitrato statale) della lotta economica, la rappresentanza politica  priva di un rapporto fiduciario tra l'elettore e l'eletto ridotta a scelte delle direzioni dei partiti, il controllo dall'alto dello Stato centralizzato: sono meccanismi che avrebbero consentito a Dc, Pci, Psi eccetera una massiccia spartizione di risorse pubbliche (e private). E'  durata fino ad oggi. Con episodi per nulla declinanti, anzi crescenti (come denunciano magistrati coraggiosi come Piercamillo Davigo) di dissipazione del reddito nazionale e di corruzione in mille modi per accaparrarselo.

L'esperimento della Valsesia durò pochissimo, come tutte le repubbliche partigiane. Fu reso possibile da due circostanze: la partecipazione alla guerra di liberazione dai nazifascisti del 90 per cento della popolazione civile della Valsesia e il ruolo di guida avuto dal comunista Cino Moscatelli e da un sacerdote eccezionale come don Sisto Bighiani.

La normalizzazione della Valsesia e delle altre repubbliche partigiane segnalò che il vecchio Stato aveva ripreso a funzionare con il personale dei partiti antifascisti che aveva in parte sostituito la burocrazia fascista.

A celebrare il 25 aprile oggi ci saranno i suoi rappresentanti. L'ala eventuale di popolo sarà fatta non di antifascisti, ma di nicodemiti; gente che, al pari della maggioranza della popolazione, fa finta di credere che la nuova identità degli italiani risieda nell'antifascismo.

Neanche Mattarella dovrebbe avallare questa finzione. L'antifascismo, al pari della Resistenza, fu un fenomeno molto ristretto, fatto di minoranze. Ebbe un carattere scarsamente unitario (se non in superficie), ma alla radice dei cuori fu fortemente divisivo, se non antagonistico. 

I comunisti non si sono fatti scrupolo di definire i governi democristiani, a partire da quelli guidati da Alcide De Gasperi, reincarnazioni del fascismo e del corporativismo, strumenti della guerra civile e della guerra fredda,  al servizio degli interessi monopolistici e dell'imperialismo statunitense. La stessa musica è stata usata nei confronti dei governi guidati da Silvio Berlusconi e ora sotto schiaffo è Matteo Renzi. 



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COMMENTI
25/04/2016 - Nicodemiti (Giuseppe Crippa)

Davvero interessanti, anche se dure da accettare, le verità racchiuse in questo profondo articolo che ci raggiunge proprio nel giorno in cui si celebra la retorica di un antifascismo presentato da istituzioni e media come il collante identitario degli italiani. Dispiace leggere, ma è vero, che in Italia “la patria ha sempre stentato a diventare una categoria del senso comune”, direi però che sarebbe più vero dire “lo Stato ha sempre stentato a diventare una categoria del senso comune” perché una cosa è il sentirsi Italiani ed un’altra amare lo Stato: grazie a Dio il popolo italiano condivide tuttora non soltanto una lingua ma una identità e un modo di pensare informato da due millenni di cristianesimo: tutto sommato, siamo ancora “brava gente” nonostante molti (nicodemiti, come direbbe Sechi) si vergognino di esser definiti tali.