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25 APRILE/ L'Italia fondata sull'antifascismo non è mai esistita

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Sergio Mattarella (Infophoto)  Sergio Mattarella (Infophoto)

In altre parole non si ammette, non ci si rassegna al fatto che a decidere di mandare al governo un partito e un altro all'opposizione siano gli elettori o il parlamento. Si vive la propria esclusione dalle maggioranze col sospetto che esista una regia deputata a distribuire le carte, assegnare i ruoli. Di qui il prosperare di una storiografia fondata su trame, cospirazioni e complotti.

L'antifascismo non può essere la nostra identità nazionale perché non è riuscito a creare un nuovo Stato, a far funzionare una nuova democrazia. La grande speranza dei caduti e dei sopravvissuti alla guerra civile del 1943-1945 (direi fino al 1948) è rimasta un'illusione, una speranza perduta.

Chi deve difendersi da un abuso, perseguire un danno, salvaguardare un interesse violato o punire un illecito subìto sa che con la nostra amministrazione della giustizia è meglio che vi rinunci. I tempi di attesa sono lunghissimi. I costi da affrontare enormi. I risarcimenti meramente ipotetici, cioè altamente improbabili. Mai la giustizia ha avuto un così profondo carattere di classe.

Il diritto penale non è stato costituzionalizzato. Siamo ancora alle prese con un "giustizia di transizione". 

In nome di velleitarismi come la cosiddetta "democrazia partecipativa", dal parlamento agli archivi di stato e ai quartieri più periferici dell'amministrazione si sono creati poteri di veto ed estenuanti prolungamenti delle decisioni, inefficienze e inettitudini vere e proprie che paralizzano o neutralizzano ogni minimo cambiamento e riforma. L'iter di autorizzazioni, controlli, micro e false trasparenze, eccetera, e un esoso sistema fiscale impediscono gli investimenti stranieri e condannano le imprese  allo strangolamento, ad un morte lenta.

Uno degli storici più equilibrati ed acuti, Walter Barberis dell'Università di Torino, ha capito che la ricerca di identità di cui vive, o sembra vivere,  il nostro paese incagliato nel cinismo, nell'aggressione al vicino, nell'inconcludenza e nel culto astioso del proprio particulare, non può essere sopravvalutata cercando legittimazioni in pompose radici ideologiche. La realtà è un'altra, più tragica, ma da essa Mattarella dovrebbe partire per non aggiungere altra retorica ad un fiume che ne ridonda. Ha scritto Barberis: "l'Italia è una comunità nazionale leggera: ha scarso senso civico e non si riconosce in interessi generali. Si accende episodicamente come una comunità di sentimenti: il cordoglio per una scomparsa, la gioia per un successo sportivo talvolta denunciano il desiderio di condividere emozioni e sentire momenti di unità. L'unità, quando non sia frutto di conformismo, è un valore; ma raramente la storia italiana ha visto perseguito questo obiettivo. La patria ha sempre stentato a diventare una categoria del senso comune, perché gli italiani hanno coltivato con particolare passione l'interesse privato, perché sono spesso caduti nella tentazione delle lotte di fazione e delle guerre civili, perché sono soliti ignorare la loro storia e dividersi in estenuanti rese dei conti" (Il bisogno di patria, Einaudi, Torino 2010). 



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COMMENTI
25/04/2016 - Nicodemiti (Giuseppe Crippa)

Davvero interessanti, anche se dure da accettare, le verità racchiuse in questo profondo articolo che ci raggiunge proprio nel giorno in cui si celebra la retorica di un antifascismo presentato da istituzioni e media come il collante identitario degli italiani. Dispiace leggere, ma è vero, che in Italia “la patria ha sempre stentato a diventare una categoria del senso comune”, direi però che sarebbe più vero dire “lo Stato ha sempre stentato a diventare una categoria del senso comune” perché una cosa è il sentirsi Italiani ed un’altra amare lo Stato: grazie a Dio il popolo italiano condivide tuttora non soltanto una lingua ma una identità e un modo di pensare informato da due millenni di cristianesimo: tutto sommato, siamo ancora “brava gente” nonostante molti (nicodemiti, come direbbe Sechi) si vergognino di esser definiti tali.