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GIOVANNI DELLA CROCE/ La poesia e il profondo dell'anima

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San Giovanni della Croce (1542-1591) in una stampa del XVIII sec.  San Giovanni della Croce (1542-1591) in una stampa del XVIII sec.

Nella prospettiva di una visione ascetica, l'opera poetica di san Giovanni della Croce (1542-1591) si mostra emblematica di un atteggiamento contemplativo capace di fornire, nel corso del tempo, importanti lasciti sia nel pensiero che nella letteratura. Con grande intensità espressiva affiorano ancora oggi dalle sue parole, in un'estetica della rappresentazione, ampie figurazioni del sacro. 

Quella di san Giovanni è una vocazione spirituale che ha seminato il genio della cultura contemplativa oltre il limite di ciò che è strettamente religioso. Si potrebbe dire che la mistica sia una possibilità della filosofia, ma non è così, oppure che la mistica sia un'esaltazione letteraria, ma non è neppure così. Potrebbe essere il risultato di una mente alienata dalla realtà, ma come fa una tale condizione a vivere nell'ansia di un contatto con l'ineffabile? Inoltre la parola gareggia insieme al silenzio in un profluvio d'immaginazione. 

Si può notare che un senso dell'infinito sfocia in una vera e propria poetica del sacro. Un demone della spiritualità estende infatti la sua aura fino a comprendere i lati più oscuri e perturbanti dell'animo umano. Scrittori, artisti, filosofi sono spinti, in questa loro estesa aspirazione, da quella che potremmo forse chiamare, come è stato detto da vari studiosi, "teologia negativa": l'indicibile, l'inesplicabile, è connesso ad un'esperienza fuori del comune, eccezionale, inviolabile, a un nulla dell'inizio. Tanti potrebbero ritrovarsi infatti in un pensiero di Leopardi: "In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla" (Zibaldone, 18 luglio 1821). Com'era, in san Giovanni della Croce, questa ricerca di Dio, una ricerca del Nulla? 

La domanda muove da un incontro tra la creatività artistica e speculativa e la materia delle religioni, un incontro che si è plasmato anche nelle forme del mistero e della profezia. Il sacro presuppone qualcosa d'intraducibile. E l'arte esprime qualcosa che non si può dire in nessun altro modo. Ciò ha un aspetto tipologico, l'arte figurativa e la musica esprimono quello che le parole non possono esprimere, oppure un aspetto di credo mistico. Molti scrittori e artisti risolvono il problema dell'ineffabile attraverso l'evocazione di immagini, mirando al fatto che il sacro non possa essere detto, ma solo rappresentato. La poesia riesce a trasmettere l'indicibile attraverso degli attributi estetici forniti dalla retorica e scaturiti dall'immaginazione. Il linguaggio poetico (l'arte calata nel linguaggio) suscita così in noi una pluralità di rappresentazioni affini. 

È quanto succede nella parola figurata di san Giovanni della Croce, come nei suoi disegni. La salita al Monte Carmelo è un modo per arrivare al tutto, un modo per avere il tutto, un modo per non ostacolare il tutto. Limite e raccoglimento sono i punti d'espansione dell'immaginario estatico, vertice di una rappresentazione del sacro nella rete della mente umana. 

Di questa trama, che si traduce in "musica silenziosa", si parlerà nella giornata di studi su san Giovanni della Croce promossa dal Centro studi Sara Valesio (Genus Bononiae) e dal Dipartimento di Scienze dell'educazione (iconologia e iconografia)  dell'Università di Bologna oggi, giovedì 28 aprile, nella Chiesa di San Colombano, via Parigi 5, Bologna, dalle 11 alle 18. Studiosi italiani di varie discipline s'incontrano per offrire sguardi incrociati sul misticismo e la poesia muovendo dalla figura di San Giovanni della Croce, esempio illuminante di questa unione.

Raffaele Milani



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