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LETTURE/ Posidonio, l'interesse per gli "altri" in un viaggiatore antico

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Rovine di Leptis Magna (Foto SashaCoachman, Wikipedia)  Rovine di Leptis Magna (Foto SashaCoachman, Wikipedia)

Esisteva una scienza etnografica nel mondo antico? Se una scienza è tale in presenza di uno statuto epistemico saldo, nell'antichità non si potrebbe parlare, a rigore, di un'etnografia scientificamente intesa; eppure, l'esame che lo stoico Posidonio di Apamea (II-I sec. a. C.) riserva a usanze e modi di vita di diverse genti si avvicina molto allo statuto della moderna etnografia, tanto da farlo definire "il più grande antropologo dell'antichità" (Mazza). 

Meritoria è quindi l'edizione, in bella traduzione, e nondimeno estremamente fedele al testo originale, dei Frammenti etnografici, curati da Miska Ruggeri, già autore de Posidonio e i Celti (Firenze 2000) e di Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano (Milano 2014). 

Nativo di Apamea, antica città regale dei Seleucidi, viaggiò lungamente, e per lungo tempo risiedette a Rodi, dove gli abitanti locali lo accolsero molto favorevolmente, nominandolo addirittura ambasciatore a Roma nell'87-86 a.C.: fu amico di Cicerone e probabilmente anche di Pompeo. Fu dunque uno degli ingegni più fertili e versatili del mondo antico: stoico, divenne celebre essenzialmente per l'opera storico-geografica e per i suoi interessi etnografici. 

Visse infatti in un delicato snodo storico: il suo mondo era ormai segnato senza possibilità di ritorno dalla conquista romana; ma, rispetto a Polibio, suo predecessore, gran teorico della perfezione della costituzione romana (mista e quindi non soggetta a degenerazione), Posidonio intravede già la crisi, che si profila non più solo come problema militare, ma come problematica relativa, soprattutto, all'assetto economico-sociale, specialmente dopo le molte conquiste che hanno fatto affluire a Roma gigantesche quantità d'oro. 

Polibio, a lungo ostaggio a Roma, per primo elaborò una storia universale che adottava una prospettiva unitaria, considerando come essa fosse diventata padrona del Mediterraneo. Posidonio, non essendo solo uno storico ma essenzialmente un filosofo, ha un diverso polo d'interesse. Non solo è diversa la forma mentis, ma anche il tempo in cui i due operano: cinquant'anni hanno determinato infatti cambiamenti radicali. Posidonio è sì un simpatizzante di Roma, ma il suo essere filoromano non si traduce in un'acritica adesione ai valori della classe dirigente, di cui intravede anzi la decadenza; il suo favore va decisamente al senato, mentre è molto più critico nei confronti dell'ordo equestris, che rappresenta l'arrivismo del nuovo, dei ceti rampanti, con la loro avidità e smania di potere. 

Il suo interesse etnografico, oltre che nell'innata curiosità tipica del mondo greco, fin dai tempi di Omero, per popoli e usanze di vita diversi ed esotici, affonda le radici nella concezione filosofica dello stoicismo, che pone la sua attenzione sull'uomo, creatura posta teleologicamente al centro dell'universo. E se tutti gli uomini sono dotati di logos, scintilla di razionalità che è anche scintilla di divino, almeno in linea teorica sono tutti uguali: questo spiega l'interesse posidoniano per il tema tutto ellenistico della schiavitù, nonché per la tematica etnografica. 



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