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ARTE/ Da Seamus Heaney ai giardini di Milano, lo stupore dello stare al mondo

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Foto di Marcello De Masi (da spaziobad.it)  Foto di Marcello De Masi (da spaziobad.it)

La fotografia è una lingua, e soffermarci su qualcosa, su un determinato soggetto/oggetto può corrispondere all'affermare la sua esistenza, estrarlo dall'omogeneità, dargli valore. Alcune volte penso a Palomar di Calvino, che si interroga se il riflesso del sole sull'acqua esiste solo per l'occhio che lo può guardare: forse guardare davvero fa esistere l'oggetto/il soggetto della nostra attenzione. Anche solo questo atto ovviamente rispecchia tantissimo chi compie quest'azione, questa messa in forma: è sempre una duplice immagine. È appunto come dargli un nome, è testimonianza di un'attenzione, di una cura. Ma è un gesto il cui risultato tende a permanere. A superare il tempo. È una forma di interesse, "che in un istante spegne i nostri interessi/ e solo ne permette la sopravvivenza, alleviandoci/ della loro gravità per un momento senza tempo […]", scrive Les Murray nel Primo saggio sull'interesse

 

Che valore ha, nel clima culturale odierno, tentare un cortocircuito tra immagini diverse?

Cercare senso e creazione di pensiero nell'attrito e nel cortocircuito tra immagini diverse ha per me e per noi un valore enorme, perché il senso non è più presentato sotto la dittatura della superficie delle cose (dittatura dello spazio, dell'idolatria, dell'estetismo fine a se stesso), ma richiede il coinvolgimento di chi guarda, che, così, il senso lo deve trovare, addirittura talvolta creare. E proprio per questo le immagini invece si presentano con una lingua apparentemente semplice, per accogliere chi guarda e farlo immergere nella propria realtà così da svelarne la complessità; qui torniamo al discorso di prima, dell'infinito nel finito. E per questo nella mostra ci sono immagini che non sono direttamente collegabili al giardino, cioè dove un giardino non appare in maniera diretta, per esempio un'immagine di Chiaramonte in cui è raffigurato l'interno di un laboratorio dove si sta costruendo un modello della facciata del Duomo di Milano in legno, ma proprio comunicando con le altre immagini che si potranno vedere in mostra si può capire come si sta ragionando sull'opera dell'uomo, sull'arte, sulla capacità di trascendenza dello guardo dell'uomo a partire dal dato naturale, della ricerca di bellezza e del proprio recinto.

 

Ha ancora senso cercare, al di là di tutto quello che possiamo vedere, nella più piccola delle apparizioni, la bellezza? Che compito ha la fotografia oggi, per te?

La ricerca della bellezza non solo ha ancora senso ma è necessaria, davvero credo ci possa salvare, si deve cercare e si deve creare. Dire in poche parole che compito ha la fotografia oggi è davvero complesso. Però forse bisogna interrogarsi sul ruolo e sul compito dell'arte, e della cultura in generale: cioè accettare la fotografia come linguaggio d'arte, ed allora trascenderla, e riflettere sul compito dell'arte, perché più importante della lingua che si sceglie, dell'espressione, è l'uomo o la donna che c'è dietro, la mano che si muove nel tempo, l'occhio che scruta nel tempo, la coscienza di chi è al mondo. E per questo credo che l'arte sia necessaria come l'acqua.

 

Il poeta Seamus Heaney, nel suo discorso per il Nobel, parla della poesia come di una forma di riparazione. Si può dire altrettanto della fotografia? 



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