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LETTURE/ Se le cose promettono il loro compimento

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E questa — finalmente ci arriviamo — non è naïveté, è ragione e tecnica: ragione al servizio del cuore e tecnica al servizio della ragione, perché è attraverso questo intreccio che emerge nei dettagli e s'imprime in chi legge la presenza delle cose, il loro esserci, prima e al di qua del loro svanire. Che le cose svaniscano, infatti, ce ne accorgiamo tutti, che poi ce lo si dica o meno. Ma che le cose ci siano, che vengano offerte, e che per questo vadano amate, custodite e difese — spese e difese —, ecco, che qualche artista sia in grado di mostrare l'esserci, è miracolo raro, che diventa via via più raro con l'imbarbarirsi del nostro pensare quotidiano. 

Miracolo raro, allora, come quando il narratore occulto, in uno dei suoi rarissimi interventi diretti, ci indica anzitutto «un'estate per nulla qualsiasi» come luogo e tempo dell'evento, mettendoci sull'avviso; quindi — come Botticelli che vede emergere Venere — pennelleggia in pochissimi tratti l'incontro di un giovane adolescente, del suo sguardo, con l'avvenimento di Mélanie. Ed è così che visione reazione e giudizio si svelano a noi che leggiamo quasi in diretta, per partecipazione diretta, mentre ci viene detto che «dall'acqua che non c'era nessuno venne fuori/ una ragazza lunga e un po' aguzza/ — sì, proprio Mélanie anche se ancora/ non sapevo il suo nome» (Anna e Mélanie, p. 47). 

Così, in una vita che «alla fine per quanto/ ti ci danni, […] somiglia inesorabile e sfacciata/ a quella degli altri» tanto sono «poche le differenze sovrastate dalle somiglianze» (Anna e Mélanie, p. 65), in cui «tutto procede/ lento, per lenta erosione» (p. 70) se non che a strappi improvvisi si sente «qualcosa, fra la gola e la bocca dello stomaco» (p. 71), è proprio la voce della carne, della carne umida e calda, a dare la traccia di un eterno a venire«C'è una vita prima della morte – dice e si tiene/ le caviglie Flaminia nuda sul letto. – Non è ateismo,/ il contrario. Proprio il contrario» (Cineromanzo, p. 128).

Un avvenire talvolta intuito, nei passi semplici e inavvertiti dei giorni, quando si incontra, magari in treno o in metropolitana un volto curioso che subito svanisce e si sospira tra sé e sé un ci rivedremo tanto assurdo quanto intuito, un arrivederci «fino a che un giorno il tempo sarà/ passato del tutto — e non così a piccoli tratti —/ e tutto sarà per allora di colpo semplice/ semplice e facile da capire» (Anna e Mélanie, p. 75).



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