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LETTURE/ L'errore di Pasolini? Un "semplice incontro" non può bastare

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Italo Calvino (1923-1985) (Foto dal web)  Italo Calvino (1923-1985) (Foto dal web)

Passarono poche settimane, e sempre sul Corriere Pasolini rispose a Calvino e al coro dei progressisti: «l'essere incondizionatamente abortisti garantisce a chi lo è una patente di razionalità, illuminismo, modernità ecc.»«sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti una legalizzazione dell'omicidio». Forse Calvino non aveva capito, sottolineava Pasolini, che entrambi rischiavano di «essere superati da una storia reale che li ingiallisce di colpo». Qual è questa nuova situazione storica? Se in passato era comprensibile reagire a «false sacralità e falsi sentimenti», ora il nuovo potere edonistico vuole l'aborto perché «considera la vita degli altri un nulla e il proprio cuore come un muscolo». Si possono consumare le cose e si possono consumare le persone; anzi, si devono consumare: è un obbligo il benessere, ed è un obbligo «il coito»

È qui la radice della risposta di Pasolini e Calvino: in un mondo in cui, «come polli d'allevamento, gli italiani hanno subito assorbito la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale del potere», occorre «rimettere sempre in discussione» i «vecchi argomenti di laici, illuministi, razionalisti», che ormai «fanno il gioco del potere». Il potere fagocita tanto le idee laiciste quanto le idee religiose, tanto sarà lui a fare la sintesi. Decide qual è l'argomento del contendere, decide che bisogna schierarsi, decide quali sono le due parti in cui schierarsi. Sembra Ciao Darwin, ed è invece il nostro mondo. In cui possiamo assistere, nel 1975 come nel 2016, a «un grande exploit televisivo proprio per l'inaugurazione dell'Anno Santo», solo perché sa come «ridurla a puro folclore»: dopo esserne servito, «il Potere reale non ha più bisogno della Chiesa»

Che però, ora che non ha più il ruolo che ha avuto per due millenni, proprio per questo motivo, ha un'occasione storica, secondo Pasolini: è l'occasione storica di chi è fuori dal potere. Qualcosa del genere capita nel romanzo di Calvino La giornata d'uno scrutatore: alla notizia della gravidanza della compagna, il protagonista subito si tranquillizza pensando che si trattava di «poca cosa»«qualcosa che ancora non era e che quindi si poteva ricacciare nel nulla (da che punto in poi un essere è davvero un essere?), una potenzialità biologica, cieca (da che punto un essere umano è umano?)». Proprio in questi frangenti si imbatte nello spettacolo di carità delle suore del Cottolengo e di un padre che schiaccia le mandorle al figlio handicappato. Quell'incontro avrebbe potuto cambiarlo, e infatti, quando riprese a parlare con Lia si accorse di trovarsi «in un diverso stato d'animo». Perché certi incontri ti cambiano davvero. Già un'altra volta, a Calvino che polemizzava contro i fascisti, Pasolini aveva scritto che «forse sarebbe bastata una sola piccola diversa esperienza nella sua vita, un solo semplice incontro, perché il suo destino fosse diverso»



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