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LETTURE/ Cristianesimo e islam, tutte le "conseguenze" del velo di Timante

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Quanto al velo nel mondo islamico, G. Galeotti, dopo aver ricostruito i termini della questione in senso storico, e aver ricordato che il termine hijab significa propriamente "barriera o separazione", passa a indicare i principi della modestia e dell'abbigliamento, a partire dalla Sura 24, 31, sino alla letteratura hadith, ovvero quella raccolta di fatti e detti del Profeta (per esempio, l'importante Hadith di al-Bukhari). L'autrice passa poi a esemplificare tutta una serie di posizioni in merito espresse da donne che hanno vissuto o vivono questa esperienza, dimostrando come non ci possa essere un manicheismo nella questione e che, anzi, quella di portare il velo possa essere una decisione dovuta a scelte e valutazioni personalissime e fra loro diverse, non necessariamente indotte dalla famiglia.

Molte giovani donne infatti portano il velo come elemento di valorizzazione di sé e della propria identità, lo scelgono. Per suffragare questo, Galeotti riporta dichiarazioni di intellettuali e di professioniste, di donne giovani e mature: in effetti, l'autrice cita Leila Ahmed (pp. 170-171), la quale ricorda come un certo rifiuto di oggetti e tradizioni occidentali è da un certo punto di vista anche "comprensibile, visto che, nei secoli passati, gli arabi hanno sofferto e ancora talora soffrono per le ingiustizie e lo sfruttamento coloniale e post-coloniale dell'Occidente". 

Ma la questione è molto complessa e il velo continua a essere al centro di letture antitetiche, anche a causa della diversa legislazione con cui certi Paesi europei, come la Francia, hanno preso posizione contro i simboli religiosi nei luoghi pubblici, e nella scuola in particolare. Resta però, in ogni caso, una notazione positiva, ovvero che il processo di rilettura dei testi sacri è avvenuto e avviene soprattutto a opera di donne. Ma, da un punto di vista storico-artistico, è interessante notare come Timante, il grande pittore vissuto ad Atene fra V e IV sec. a.C., ci abbia lasciato un capolavoro che riveste un significato interessante in relazione al velo, che è però attributo di un uomo: si tratta del celebre Sacrificio di Ifigenia, citato da Cicerone nell'Orator, da Valerio Massimo, Quintiliano, Plinio il Vecchio. In questa rappresentazione Calcante è triste, Ulisse e Menelao sono visibilmente affranti, ma solo Agamennone, il padre sconvolto e annichilito dal dolore, è velato. E a partire da questo velo maschile e non femminile, la scelta di Timante è diventata un mito di fondazione dell'arte occidentale, utilizzato da scrittori, pittori, filosofi, sino a cristianizzare questo mito nel Trattato dell'arte della pittura, scoltura et architettura di Giovanni Paolo Lomazzo (1585): qui viene raccomandato ai pittori di arte sacra di imitare l'artista greco per dipingere in questo modo i personaggi ai piedi della croce: ossia, il velo viene, ancora una volta, connotato nel segno della separazione, dell'intimità del sentimento, del ritorno in sé. "E così, coprendo anche Maria e tutte le altre donna presenti sul Calvario", afferma G. Galeotti, " il velo di Timante torna a pieno titolo nella nostra storia" (p. 211).

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Giulia Galeotti, "Il velo. Significati di un copricapo femminile", EDB, Bologna 2016.

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COMMENTI
10/05/2016 - Attenzione ai compromessi (Corrado Rizzi)

Bellissimo l'articolo sull'uso del velo nella storia; buonissima l'intenzione di trovare punti di contatto con l'Islam, ma attenzione a non piegare la storia per trovare a tutti i costi un accordo. L'Islam non ha mai dovuto costruire torri lungo le proprie coste per proteggersi dai cristiani in quanto pirati. Il colonialismo non ha rubato niente infatti chi è che ha miliardi da spendere SENZA FARE NULLA? Ancora oggi nei loro territori si è perseguitati perché cristiani. Comincino a sistemare i loro problemi tra i quali il velo è sicuramente il meno importante.